Progetto PLUS: foto di gruppo

L'iniziativa di UILDM, iniziata a giugno dello scorso anno, offrirà opportunità di inserimento lavorativo per 80 persone con disabilità in 16 regioni italiane

Milano – Sono in corso i percorsi professionali per i destinatari di ‘PLUS’: Per un Lavoro Utile e Sociale”, il progetto di inclusione socio-lavorativa per le persone con disabilità che ha vinto il primo bando “unico” previsto dalla riforma del Terzo Settore, emesso nel novembre 2017 e finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il progetto, realizzato da UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) insieme ai partner Movimento Difesa del Cittadino, Associazione Atlantis 27 e ANAS Puglia (Associazione Nazionale di Azione Sociale), intende migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità favorendo e promuovendo l’inserimento lavorativo, sociale e territoriale attraverso un percorso di orientamento, formazione e job coaching.

Dopo la formazione in aula di 40 ore che ha visto gli 80 partecipanti approfondire diverse tematiche, dalla sicurezza sul lavoro all'organizzazione del lavoro, dalla sociologia della comunicazione alle tecniche di ricerca attiva del lavoro, per oltre 50 di loro è partita una nuova fase: la formazione pratica della durata di 30 ore all'interno di imprese, cooperative ed enti pubblici dislocati sul territorio nazionale. Le attività lavorative proposte sono state individuate analizzando e valorizzando le caratteristiche della persona, le sue aspirazioni e bisogni, i percorsi personali, le qualifiche ed esperienze professionali, i titoli di studio. La formazione pratica per gli altri 30 partecipanti verrà avviata nelle prossime settimane.

“Abbiamo indirizzato le persone verso percorsi e attività lavorative più idonei ai loro profili - spiega Marco Rasconi, presidente nazionale UILDM - puntando sulle caratteristiche della persona e non su un inserimento generico. È conoscendo la persona in modo diretto che questa si trasforma in una risorsa.” La formazione pratica rappresenta un primo accesso al mondo del lavoro e l’occasione di un possibile inserimento lavorativo. Rappresenta anche uno strumento attraverso il quale scoprire le proprie potenzialità e raggiungere maggiore autonomia, personale e sociale.

A settembre partirà un’altra fase del progetto PLUS: la creazione di uno sportello regionale di accoglienza e ascolto, gestito autonomamente da 30 persone con disabilità selezionate tra gli 80 destinatari iniziali, con l’obiettivo di fornire consulenza e assistenza all'inserimento nel mondo del lavoro. 

Gli 80 partecipanti del progetto PLUS sono persone con diversi tipi di disabilità, fisica e sensoriale, 32 donne e 48 uomini provenienti da 16 regioni Italiane (in media 5 per ogni regione): Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto. L’età media complessiva è di 29,8 anni. La maggioranza ha la licenza media superiore o una laurea e ha già avuto esperienze lavorative.

Diverse le aziende che hanno aderito al progetto offrendo ai partecipanti la possibilità di intraprendere il percorso di formazione pratica: cooperative sociali, enti pubblici, associazioni di volontariato, società di consulenza e formazione, aziende agricole, istituti scolastici, panifici, ristoranti/pizzerie, pasticcerie, saloni di bellezza, e altre ancora. Diverse anche le mansioni: dalle attività amministrative e di segreteria alle attività di servizio al pubblico, da aiuto pasticcere a cameriere, da banconista a bibliotecario ad addetto alle vendite.

In Italia si stima che siano circa 4 milioni 360 mila le persone che hanno una disabilità, cioè il 7,2% della popolazione. Secondo l’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, la percentuale di disabili tra 45 e 64 anni occupata è il 18% (contro il 58,7% della popolazione generale per la stessa fascia d’età) con rilevanti differenze di genere. Infatti, risulta occupato il 23% degli uomini con disabilità (contro il 71,2% degli uomini del resto del Paese) e solo il 14% delle donne (contro il 46,7%).

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