Il nobel per la medicina Mario Capecchi dell’università dello Utah negli Stati Uniti, ma di origini veronesi, lancia una sfida ai tumori e, in particolare, a quelli che attualmente vengono definiti rari. Lo fa attraverso l’uso di marcatori che permettono di seguire l’evolversi della malattia fin dal primo stadio e attraverso la tecnica, da lui creata, del gene targeting che permette di spegnere o modificare un solo gene nel patrimonio genetico dei topi in modo da ottenere topi portatori di specifiche malattie. La tecnica può essere usata per lo studio di varie malattie, compresa l’Aids e le malattie cardiovascolari, ma Capecchi ha in mente soprattutto di usarla per sconfiggere tumori rari che colpiscono i bambini e che sono altamente aggressivi come il sarcoma, la leucemia e il linfoma. Malattie che hanno un altissimo tasso di mortalità – per alcuni tipi di sarcoma l’80% dei malati muore entro 5 anni dall’esordio – ma che a causa della loro rarità non hanno forse avuto tutta l’attenzione che meritano. Il proposito è stato espresso dal prof. Capecchi all’Ansa a margine del convegno Le due culture che si è svolto presso il centro di ricerche Biogem di Ariano Irpino (Avellino).

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