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Riscontrato un significativo miglioramento dell'intensità del dolore e della qualità generale della vita

Roma – Tra i campanelli di allarme che devono fare sospettare una sindrome fibromialgica, vi è soprattutto un dolore muscolo scheletrico a tutto il corpo o solo alcune parti di esso, rendendo complessa la vita lavorativa e relazionale di chi ne è interessato. Ma non è tutto: chi soffre di fibromialgia lamenta anche crampi, rigidità mattutina, senso di affaticamento, cefalea, disturbi dell'umore e cognitivi, parestesie, insonnia, colon irritabile, e disturbi genito urinari. Non sempre, anzi quasi mai, chi ne soffre arriva alla diagnosi in tempi brevi: a tuttora, infatti, non esistono esami di laboratorio che ne permettano l'individuazione. Varia e seriamente invalidante, la sintomatologia della sindrome fibromialgica mostra una spiccata prevalenza nel sesso femminile, nella fascia di età 20-50 anni. Ma possono esserne colpiti anche gli adolescenti e, molto più raramente, i bambini.

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Una ricerca italiana getta luce sull’origine della malattia, stabilendo la possibilità di nuovi approcci terapeutici

Un dolore diffuso in tutto il corpo, poi crampi e affaticamento muscolare e l’impossibilità di godere di un sonno ristoratore; magari lunghe visite mediche e tanti esami senza una risposta precisa, fino a che, alla fine, la diagnosi sembra addirittura una beffa: fibromialgia, quella patologia dalle cause ignote che per tanti anni è stata classificata come un disturbo psico-somatico e, pertanto, curata solo con antidepressivi. Oggi, la situazione sembra destinata a cambiare anche grazie al lavoro di ricerca coordinato dal prof. Claudio Lunardi, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Verona, e dal prof. Antonio Puccetti, del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, che ha reso possibile appurare l’esistenza di fattori autoimmuni alla base di questa malattia.

fibromialgia e dolore

La ricerca, promossa da CFU, Asphi, CISL e ISAL, avrà come obiettivo quello di mantenere al lavoro i pazienti e migliorare la loro vita professionale

La Fondazione Asphi ha sottoscritto con CFU (Comitato Fibromialgici Uniti), CISL e la Fondazione ISAL un protocollo per la realizzazione di una ricerca sul disagio lavorativo delle persone con fibromialgia. La ricerca mira a mettere in evidenza le barriere e i facilitatori che hanno influenza sulla qualità del lavoro, intesa non solo come prestazione lavorativa ma anche come qualità delle relazioni, livello di partecipazione, comunicazione e tutti gli aspetti che compongono la vita professionale di una persona all’interno di un’organizzazione.

La fibromialgia è una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di affaticamento, che colpisce circa 2 milioni di persone in Italia. All’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, nella UOC Reumatologia diretta dal professor Bruno Frediani, è in corso presso il Centro Dolore Reumatologico uno studio che si prefigge di valutare i livelli di severità della malattia. 

La fibromialgia, l’encefalomielite mialgica benigna e la sensibilità chimica multipla devono essere riconosciute malattie croniche e invalidanti. A chiederlo è il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, con una proposta di Legge nazionale già trasmessa alla Camera dei deputati. L’organo legislativo di Trieste, grazie a una norma dello Statuto speciale regionale, chiede che lo Stato promulghi un testo che impone l’individuazione di centri di riferimento su tutto il territorio nazionale e preveda l’esenzione per i pazienti colpiti da queste tre malattie. L’articolato prevede anche lo stanziamento di risorse finanziarie: esenzioni e prestazioni a favore di questi pazienti dovranno essere onorate con uno stanziamento di quindici milioni all’anno.

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