La molecola di Celgene potrebbe essere usata insieme alla chemio nei pazienti che non rispondono alla prima linea di trattamento

Il Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B costituisce la più comune forma di Linfoma Non-Hodgkin, rappresentando quasi il 30% dei nuovi casi di linfoma solo negli Stati Uniti. Nonostante sia un tumore molto aggressivo e colpisca in particolar modo la popolazione al di sopra dei 60 anni, l’impiego della chemio-immunoterapia secondo lo schema RCHOP (Rituximab, Ciclofosfamide, Doxorubicina, Vincristina, Prednisone) ha consentito di ottenere qualche miglioramento nella risposta clinica e nella sopravvivenza in pazienti affetti da questa malattia. Ciononostante, più del 40% dei pazienti non risponde alla terapia iniziale, rendendo necessaria l’adozione di un approccio terapeutico più efficace.

La Fondazione Italiana Linfomi (FIL), che da anni si occupa di portare avanti la ricerca scientifica in questo campo incoraggiando la collaborazione tra i diversi gruppi di studio sul territorio nazionale, ha promosso uno studio nel quale sono state valutate l’efficacia e la tollerabilità della Lenalidomide in combinazione con il trattamento RCHOP21 nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B. Lenalidomide ha trovato impiego principalmente nel trattamento del mieloma multiplo ma, essendo un immunomodulatore con effetti anti-angiogenetici e citotossici, recenti lavori sostenuti dalla FIL ne hanno valutato l’efficacia in combinazione con Rituximab e la chemioterapia standard nel trattamento del linfoma diffuso a cellule B refrattario.

Lo studio firmato da un gruppo di ricercatori di otto centri aderenti alla FIL e pubblicato sulla rivista Haematologica è uno studio di fase 1 e ha avuto come principale obiettivo la determinazione della massima dose tollerata (MDT) di Lenalidomide in combinazione con la chemioterapia in un intervallo di tempo di 14 giorni. Il punto di forza del lavoro è stato l’applicazione del metodo di rivalutazione continua nella ricerca della massima dose tollerata e della tossicità limite (Dose Limiting Toxicity), grazie al quale i pazienti sono stati divisi in sette gruppi e trattati a differenti dosaggi di Lenalidomide. Inoltre, la valutazione della tossicità è stata effettuata nel corso dei primi 3 cicli di chemioterapia e non solo durante il primo ciclo di LR-CHOP, come accaduto nei precedenti studi.

Le conclusioni degli altri lavori che hanno esplorato la possibilità di aggiungere Lenalidomide alla terapia R-CHOP21 erano concordi sull’utilizzo di una dose massima di 25 mg/die per 10 o 14 giorni, mente i risultati di questo nuovo studio hanno individuato in 15 mg/die la dose massima di Lenalidomide somministrabile in associazione a R-CHOP21 nei soggetti anziani (l’età media dei 21 pazienti dello studio è 68 anni) con linfoma diffuso a cellule B. La scelta del dosaggio è stata concepita per limitare i potenziali eventi avversi (soprattutto neutropenia, trombocitopenia ed anemia) ed ha prodotto un tasso di risposta del 90% con un indice di remissione completa dell’81%, promettendo ulteriori risultati nella fase 2 dello studio.

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