FISH

La Federazione Italiana Superamento Handicap traccia il drammatico bilancio delle politiche adottate nei confronti di disabili e caregiver dallo scoppio dell’emergenza COVID

La FISH, Federazione Italiana Superamento Handicap, a poco più di un anno dallo scoppio della pandemia di COVID-19, ha provato a tracciare un bilancio delle politiche fin qui adottate nei confronti delle persone con disabilità e dei loro familiari, caregiver e assistenti personali. Il tutto attraverso un manifesto-denuncia in cui viene lanciato l’allarme sul fatto che gli importanti risultati che erano stati ottenuti, negli anni, sul terreno dell’inclusione, lavorativa, sociale e scolastica, in una parola, esistenziale, si stanno via via smantellando, restituendoci un Paese che è diventato meno accessibile, sempre meno accogliente e sempre più egoista. Riportiamo di seguito il manifesto della FISH.

“In questo lungo tempo di pandemia abbiamo scoperto e sperimentato sulla pelle, e su quella di chi sta al nostro fianco, quali siano i posti riservati alle persone con disabilità e ai loro familiari da parte della nostra Società, delle Istituzioni e della Politica: a casa, assistiti dai nostri familiari, senza ricevere alcuna altra forma di aiuto e sostegno per molte e lunghe settimane. A casa perché la politica ci considera ancora oggi improduttivi e un peso per la nostra società. A casa perché in ospedale qualcuno ci avrebbe potuto abbandonare al nostro destino. A casa cercando di non morire (non riuscendoci sempre) cercando di capire quando fosse il nostro turno per essere finalmente vaccinati. A casa senza poter andare a lavorare, lavorando sempre meno e con la concreta prospettiva di rimanere senza lavoro. A casa, a perdere settimane e mesi di scuola, come altri e più di altri per via della mancanza di aiuti e sostegni adeguati previsti dalla legge, per poi finalmente andare a scuola da soli e senza la partecipazione del gruppo di compagni che la normativa ministeriale prevede e che è stata però vergognosamente disattesa da quasi tutte le scuole. Nelle RSA e negli altri servizi residenziali dove siamo morti in tanti, esposti al contagio e privati dell’accesso alle cure. Chiusi a chiave nelle strutture, senza poter incontrare familiari e amici stretti, mentre il resto della popolazione progressivamente riprendeva ad uscire di casa; La Commissaria Europea all’Eguaglianza ha dichiarato che in tutta Europa le persone con disabilità hanno subito un carico sproporzionato di problemi rispetto agli altri cittadini. Questo tempo è reso ancora più faticoso perché abbiamo una realistica consapevolezza di quanto poco valiamo per la nostra società: non compariamo neanche nelle statistiche e nei dati raccolti sugli effetti della pandemia e quindi non contiamo. Gli importanti risultati ottenuti sul lungo cammino dell’inclusione vengono man mano smantellati, restituendoci un Paese meno accessibile più egoista meno solidale e accogliente in cui le persone con disabilità non vengono considerate una risorsa come tutti. Oggi siamo stanchi e scoraggiati: ma siamo ancora più consapevoli di prima che abbiamo solo sulla carta gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse opportunità e le stesse responsabilità di tutte le altre persone. Per questo motivo, in questi mesi abbiamo continuato a lavorare, a impegnarci, a lottare per difendere i nostri diritti che sono gli stessi diritti di tutti, per costruire una società in cui tutte le persone, nessuna esclusa, siano considerate cittadini per continuare a rendere bella la nostra vita, come tutti. Il nostro posto riservato è proprio quello accanto al vostro. Niente su di noi senza di noi”.

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