Donna disabile

Si tratta di una task force al femminile pronta ad intercettare episodi di discriminazione nei confronti delle donne con disabilità

Discriminata perché disabile, discriminata perché donna. Ed ecco che la disabilità diventa doppia. Secondo gli ultimi dati ISTAT, sono 2 milioni le donne con disabilità che hanno subito una qualche forma violenza. Solo un terzo la riconosce tale. Quest'ultimo dato emerge dalla ricerca Vera realizzata da FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) in collaborazione con Differenza Donna. Il Barometro della SM realizzato da AISM dà un altro dato: una persona con sclerosi multipla su 4 si sente discriminata e solo il 3% di chi ha ammesso di sentirsi discriminato ha richiesto consulenza o supporto legale.

Chi commette violenza nell’80% dei casi è un familiare. Insulti, aggressione fisica, stupro sono gli atti più commessi verso la donna disabile. Ma la discriminazione è anche nel mondo del lavoro tra colleghi e datori di lavoro. E la violenza psicologica è ancora più inaccettabile della violenza fisica, anche perché avviene in un contesto in cui ogni donna deve sentirsi protetta: il proprio ambiente familiare e domestico.

In questo sommerso le donne non denunciano. Essere donna con disabilità implica un maggior impegno nel vedere riconosciuta la discriminazione, perché la disabilità oscura il genere. E quando una donna con disabilità vuole denunciare subentrano altri ostacoli. In carrozzina, con difficoltà motorie, sorde, cieche, con disagio psichico o problemi cognitivi. Cosa ha più valore la parola di una donna con un deficit intellettivo o quella di un uomo considerato ‘sano’? E chi non è in grado di parlare o di esprimersi come può raccontare quello che sta succedendo? Altri ostacoli sono le barriere architettoniche: non tutti i centri antiviolenza sono accessibili e non tutti gli operatori sono preparati ad assistere una donna disabile.

Per dare una risposta alle donne con disabilità, nel 2019 è nato il progetto I>DEA (Inclusione >Donne, Empowerment, Autodeterminazione). L'obiettivo è far crescere la consapevolezza per contribuire a fronteggiare gli impatti delle discriminazioni e a sostenere altre donne nell’uscire da condizioni di invisibilità, violenza, molestie e difficoltà, in campo lavorativo, in famiglia e nell'accesso a servizi socio-sanitari. Il progetto tende a creare modelli e sviluppare competenze che includano l’ottica di genere e il sostegno tra pari. Nasce a questo scopo la rete Red (Rete empowerment donne), una task force di 100 donne a livello nazionale, suddivise per le 98 sedi provinciali AISM, pronte a diventare figure chiave nei territori per intercettare episodi e problematiche di discriminazione multipla.

Il progetto I>DEA è realizzato da AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) in partnership con Associazione Differenza Donna, Human Foundation e ASPHI. È dedicato a tutte le donne con sclerosi multipla che subiscono una doppia discriminazione, prima come donne e poi come persone con disabilità. Il progetto è stato finanziato dal Ministero del Lavoro e Affari Sociali. Vi aderiscono la Regione Lazio, Regione Liguria, CISL, Comitato Pari Opportunità Consiglio dell'Ordine Avvocati-Milano, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

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