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L’utilizzo in prima linea del farmaco porta ai pazienti un vantaggio in termini di efficacia e di tollerabilità

Roma – Nuove indicazioni rimborsate in Italia per brentuximab vedotin: in combinazione con CHP (ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone) per i pazienti adulti non precedentemente trattati affetti da linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico (sALCL), e in combinazione con AVD (doxorubicina, vinblastina e dacarbazina) per i pazienti adulti non precedentemente trattati affetti da linfoma di Hodgkin CD30+ in Stadio IV e non candidabili a trattamento con bleomicina (Determina AIFA n. DG 1039/2021, pubblicata in GU n. 223 del 17-9-2021).

Brentuximab vedotin è un anticorpo coniugato a farmaco (ADC) composto da un anticorpo monoclonale anti-CD30, prodotto mediante tecnologia di DNA ricombinante, legato in modo covalente all’agente antimicrotubulare monometilauristatina E (MMAE). L’ADC si avvale di un sistema di legame progettato per essere stabile nel torrente circolatorio e rilasciare MMAE dopo che l’anticorpo è stato internalizzato nelle cellule tumorali CD30-positive. Il CD30 viene espresso sulla superficie di diversi tipi di linfoma, tra i quali il linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico. 

“Sicuramente la rimborsabilità dell’indicazione per l’utilizzo in prima linea nel linfoma anaplastico a grandi cellule, sia esso ALK+ o ALK-, di brentuximab vedotin in combinazione con la chemioterapia convenzionale CHP, che è riconosciuta come terapia standard, porta un vantaggio per i pazienti con linfoma anaplastico sia in termini di efficacia sia di tollerabilità. Infatti, nello studio registrativo ECHELON-2 è stata eliminata la vincristina dallo schema di polichemioterapia per ridurre la tossicità cumulativa di tipo neurologico”, spiega Pier Luigi Zinzani, Professore ordinario di Ematologia, Università di Bologna. “Inoltre, nello studio si rileva un vantaggio statisticamente significativo per il braccio trattato con la combinazione brentuximab vedotin e CHP sia in termini di risposta completa e risposta parziale, con una percentuale significativa di pazienti che ottengono una negativizzazione della malattia con un quadro PET e TAC negativo, sia in termini di pazienti liberi da progressione della malattia fino a 3 e 5 anni di follow-up. Brentuximab vedotin è un farmaco ben conosciuto, con una storia lunga, consolidata da decine di studi clinici a partire dal 2009 fino ai giorni nostri con lo studio ECHELON-2”.

Brentuximab vedotin è stato ampiamente studiato in oltre 70 studi clinici, tra cui uno studio di Fase III sul linfoma di Hodgkin in prima linea (ECHELON-1). “È un passo avanti, per i pazienti con linfoma di Hodgkin, avere a disposizione, ora anche in prima linea in associazione con AVD, un’opzione terapeutica come brentuximab vedotin, che ha dimostrato nelle fasi più avanzate della malattia di avere un ruolo importante nel trattamento”, afferma Alessandro Pulsoni, Professore associato di Ematologia, Sapienza Università di Roma. “Per i pazienti in Stadio IV si apre un’ulteriore possibilità con il vantaggio principale di risparmiare loro la bleomicina, un farmaco con un’importante tossicità polmonare, ben nota e dimostrata. Questo vantaggio va a beneficio soprattutto dei pazienti in età avanzata, nei quali la bleomicina è notoriamente controindicata per l’elevata incidenza di eventi polmonari, ed è esteso anche a quei pazienti che, pur essendo in giovane età, hanno una controindicazione all’uso della bleomicina, dovuta ad esempio a patologie a carattere respiratorio. Brentuximab vedotin, nello studio registrativo ECHELON-1 mostra, in combinazione con chemioterapia AVD, un vantaggio in termini di sopravvivenza libera da malattia non elevatissimo rispetto alla terapia standard ABVD, ma conferma la solidità di questo dato anche nel follow up prolungato a 5 anni”.

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