Città della Speranza

L’obiettivo: verificare la risposta immunitaria al SARS-CoV-2 nella popolazione

Fondazione Città della Speranza scende in campo contro il COVID-19 schierando l’Istituto di Ricerca Pediatrica per uno studio innovativo che contribuirà ad aggiungere conoscenze alla ricerca internazionale, suggerire nuovi approcci terapeutici e favorire lo sviluppo di un vaccino. Il progetto, per il quale la Fondazione ha concesso un finanziamento di 500mila euro, si pone l’obiettivo di verificare la “risposta immunitaria al SARS-CoV-2 nella popolazione veneta” per capire quali siano le difese immunitarie efficaci contro il virus e perché esse vengano meno in alcuni pazienti.

Ricerca

L’innovativa ricerca permetterà di isolare anticorpi da pazienti convalescenti, per lo sviluppo di una cura e di un futuro vaccino

Siena - Si chiama vAMRes Lab ed è il gruppo di ricercatori e ricercatrici presso Fondazione Toscana Life Sciences (TLS) che, in questi giorni di emergenza globale legata al diffondersi del Coronavirus, ha avviato un progetto di ricerca per lo sviluppo di anticorpi monoclonali umani in risposta all’infezione da SARS-CoV-2, con l’intento di utilizzarli a scopo profilattico/terapeutico e come esca molecolare per la ricerca di antigeni per lo sviluppo di vaccini. La ricerca è condotta in collaborazione con l’Ospedale Spallanzani INMI (Istituto Nazionale Malattie Infettive) di Roma con il quale la Fondazione ha recentemente siglato un accordo quadro biennale volto allo sviluppo di anticorpi monoclonali umani che possano offrire una risposta rapida a malattie infettive emergenti.

Vaccino

Università, centri di ricerca e aziende sono al lavoro in tutto il globo; negli USA parte la prima sperimentazione sull’uomo

Nella lotta al Coronavirus SARS-CoV-2, se da un lato le speranze di milioni di persone sono riposte, nell’immediato, in farmaci come remdesivir e tocilizumab, dall’altro le maggiori aspettative a lungo termine provengono dallo sviluppo di un vaccino specifico contro il virus. Ad oggi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 41 i vaccini in via di studio ma solo uno ha finora superato la sperimentazione pre-clinica ed è entrato nella Fase I di sviluppo clinico.

Coronavirus

Un’analisi dei dati disponibili ha stimato un periodo di incubazione del virus di 5,1 giorni, supportando una quarantena di 2 settimane

Con 179.111 casi confermati e 7.426 decessi nel mondo (dati aggiornati al 17 marzo 2020 - fonte: OMS), l’infezione da SARS-CoV-2 è stata ufficialmente classificata come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia, uno dei Paesi più colpiti, i casi confermati sono 27.980, con 2.503 decessi (dati aggiornati al 17 marzo 2020 - fonte: OMS). Per questo motivo, mercoledì 11 marzo il Governo ha annunciato nuove misure per il contenimento del contagio ed emanato un Decreto per chiudere tutte le attività commerciali non essenziali fino al 25 marzo (qui un elenco delle attività consentite). I nostri ritmi rallentano, ma la ricerca sulla malattia COVID-19 non si ferma e uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha analizzato i dati attualmente disponibili per stimare la durata del periodo di incubazione del virus.

VI Congresso Mondiale per la Libertà della Ricerca Scientifica

Associazione Luca Coscioni: “Pandemie come quella del Coronavirus sono aggravate da scarsa accessibilità e circolazione dei dati”

Il Belgio è primo Paese al mondo per libertà di ricerca scientifica e il diritto all'autodeterminazione individuale, secondi gli USA e terza l’Olanda, seguono Canada, Sud Africa, Svezia, Cina, Australia, Spagna, India, Francia, Danimarca, Nuova Zelanda, Islanda e Grecia. L’Italia è 23esima, molto indietro rispetto ai Paesi africani. La speciale classifica - elaborata per l’Associazione Luca Coscioni dal prof. Andrea Boggio, dirigente ALC e docente della Bryan University di Boston - si basa su dati messi a disposizione da organizzazioni internazionali (come la Banca Mondiale, UNESCO, OECD e World Economic Forum) e su dati raccolti dall'Associazione stessa.

Dottoressa Antonella Paradiso

La dr.ssa Antonella Paradiso: “Al Sant'Eugenio partecipiamo ad uno studio che punta a diagnosticare la MPS I, e a breve la malattia di Fabry”

Roma – È lo specialista della complessità, il medico che spesso chiude il cerchio nei casi difficili: parliamo dell'internista, una figura cruciale anche nella diagnosi e nel trattamento delle malattie rare. A dimostrazione di ciò, la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) fra i suoi progetti speciali ne ha attivato uno dedicato a queste patologie: a coordinarlo sono la dr.ssa Antonella Paradiso e il prof. Antonio Luca Brucato. La FADOI – circa 3.000 iscritti – per il prossimo triennio sarà guidata dal presidente nazionale Dario Manfellotto, primario della U.O.C. di Medicina Interna e direttore del Dipartimento delle Discipline Mediche dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma.

Professor Giovanni Sotgiu

Uno studio condotto su pazienti italiani rivela un’incidenza di patologia più alta di quanto finora supposto

Per conoscere davvero un fenomeno patologico non basta cercare di tracciare un elenco delle sue caratteristiche cliniche ma occorre fare anche una stima di quanto sia frequente. Due coordinate che per quanto riguarda le bronchiectasie sono sempre state piuttosto vaghe. La nascita dell’Associazione Italiana Bronchiectasie (AIB), sta contribuendo ad alzare il livello di consapevolezza su queste dilatazioni dei bronchi e sui sintomi che esse comportano. Ora, grazie al lavoro di un team di medici italiani, anche l’incidenza e la prevalenza delle bronchiectasie nella popolazione italiana cominciano a farsi più definite, e proprio da questi dati si possono trarre conclusioni importanti circa il loro impatto.

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

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