Cervello

Uno studio italiano rivela l'esistenza di un'area cerebrale che permette di discriminare tra ricordi autobiografici vecchi e nuovi

Un nuovo studio interamente italiano, pubblicato sulla rivista Cortex, ha rilevato cosa rende il cervello degli individui ‘ipermemori’ capace di ricordare anche i più piccoli dettagli di ogni giorno della loro vita. Grazie all’analisi di questi individui sono state identificate le aree del cervello specificamente deputate a dare una dimensione temporale ai ricordi, organizzando quelle informazioni che nelle persone comuni restano memorie indistinte e sfocate.

Colchicum

La molecola deriva dalle piante del genere Colchicum e viene usata nella gotta, nelle pericarditi e in malattie auto-infiammatorie

Milano - L’efficacia dei trattamenti nei pazienti COVID-19 dipende anche, e soprattutto, dalla precocità della loro somministrazione. Ecco perché i medici dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, per intercettare e spegnere la risposta infiammatoria scatenata dal nuovo Coronavirus nelle primissime fasi della malattia, hanno deciso di intervenire sul territorio somministrando a domicilio la colchicina, una molecola con effetti antinfiammatori nota fin dall’antichità.

Paolo Rama

Una scoperta da Premio Nobel e la scommessa vincente di una società italiana: una bellissima pagina di medicina raccontata da uno dei protagonisti che l’ha vissuta

Che cosa lega tra loro una proteina che regola la crescita dei neuroni, un’ulcera della cornea e una casa farmaceutica italiana molto impegnata nella ricerca contro le malattie rare? Quello che all’apparenza può sembrare il rebus degno di un settimanale di enigmistica è, invece, uno dei più entusiasmanti successi della storia della medicina moderna, che si è tradotto nell’approvazione di un farmaco fondamentale per il trattamento della cheratite neurotrofica. A ripercorrere questa straordinaria vicenda, che parte una scoperta vincitrice del Premio Nobel, è uno dei suoi principali protagonisti: Paolo Rama, professore di Oftalmologia all’Università Vita-Salute del San Raffaele e primario dell’Unità di Oculistica, Cornea e Superficie Oculare presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Tamponi

L’obiettivo è studiare l’evoluzione del genoma virale e la risposta delle cellule respiratorie dei pazienti

Napoli – Anche l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli mette le proprie competenze a disposizione della gestione dell’emergenza COVID-19, in uno dei progetti finanziati complessivamente con 7 milioni di euro dalla Regione Campania. L’obiettivo dell’iniziativa è studiare, partendo dal materiale dei tamponi effettuati su pazienti nell’area di Napoli, l’evoluzione del genoma virale e la risposta delle cellule respiratorie dei pazienti all’infezione da COVID-19. Allo studio parteciperanno anche l’Istituto nazionale tumori “Fondazione Pascale”, l’Azienda Ospedaliera dei Colli - Ospedale Domenico Cotugno e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) del Mezzogiorno.

Giuseppe Novelli

Il prof. Giuseppe Novelli (Roma) illustra i più recenti approcci terapeutici in sperimentazione contro la malattia virale

Da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus, la pagina del sito web dell’AIFA dedicata alle sperimentazioni cliniche si è sempre più arricchita di nuovi trial condotti per valutare la validità e la sicurezza di diversi farmaci nei pazienti affetti da COVID-19, la malattia scatenata dal virus SARS-CoV-2. I primi approcci testati hanno preso in considerazione l’uso di agenti antivirali, quali remdesivir, lopinavir e ritonavir, o di potenti anti-infiammatori, tra cui tocilizumab e anakinra. Oggi, però, sul ‘ring’ contro il Coronavirus stanno salendo dei protagonisti inediti, tra cui gli inibitori del complemento e gli anticorpi monoclonali.

Farmaci

Uno studio italiano evidenzia come non vi siano prove del fatto che ACE-inibitori e sartani favoriscano o aggravino l’infezione da SARS-CoV-2

Milano – Sartani e ACE-inibitori, farmaci diffusamente utilizzati per la gestione dell’ipertensione arteriosa, non sono responsabili di una maggiore esposizione al rischio di infezione da COVID-19 o dell’aggravamento dei suoi sintomi. È questa la conclusione di uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e l’Agenzia Regionale ARIA (Azienda Regionale per l'Innovazione e gli Acquisti) che smentisce le allarmanti notizie diffuse nella prima fase dell’epidemia secondo le quali proprio la classe di farmaci antipertensivi avrebbe favorito il rischio di contrarre il virus o comunque contribuito a peggiorarne la sintomatologia.

Esame cerebrale

La ricerca su 150 pazienti è frutto di una collaborazione italo-olandese

La demenza frontotemporale (FTD), in passato nota come malattia di Pick, è la forma più comune di demenza a esordio precoce: colpisce infatti persone più giovani rispetto all’Alzheimer, tipicamente tra i 55 e i 65 anni. Ora, secondo uno studio italo-olandese, si è scoperto che i sintomi che si manifestano quando la FTD è ancora agli inizi non sono solo neurologici ma anche psichiatrici: un aspetto che potrebbe migliorare la diagnosi per i pazienti che ne sono colpiti.

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

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