Giuseppe Novelli

Il prof. Giuseppe Novelli (Roma) illustra i più recenti approcci terapeutici in sperimentazione contro la malattia virale

Da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus, la pagina del sito web dell’AIFA dedicata alle sperimentazioni cliniche si è sempre più arricchita di nuovi trial condotti per valutare la validità e la sicurezza di diversi farmaci nei pazienti affetti da COVID-19, la malattia scatenata dal virus SARS-CoV-2. I primi approcci testati hanno preso in considerazione l’uso di agenti antivirali, quali remdesivir, lopinavir e ritonavir, o di potenti anti-infiammatori, tra cui tocilizumab e anakinra. Oggi, però, sul ‘ring’ contro il Coronavirus stanno salendo dei protagonisti inediti, tra cui gli inibitori del complemento e gli anticorpi monoclonali.

Farmaci

Uno studio italiano evidenzia come non vi siano prove del fatto che ACE-inibitori e sartani favoriscano o aggravino l’infezione da SARS-CoV-2

Milano – Sartani e ACE-inibitori, farmaci diffusamente utilizzati per la gestione dell’ipertensione arteriosa, non sono responsabili di una maggiore esposizione al rischio di infezione da COVID-19 o dell’aggravamento dei suoi sintomi. È questa la conclusione di uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e l’Agenzia Regionale ARIA (Azienda Regionale per l'Innovazione e gli Acquisti) che smentisce le allarmanti notizie diffuse nella prima fase dell’epidemia secondo le quali proprio la classe di farmaci antipertensivi avrebbe favorito il rischio di contrarre il virus o comunque contribuito a peggiorarne la sintomatologia.

Esame cerebrale

La ricerca su 150 pazienti è frutto di una collaborazione italo-olandese

La demenza frontotemporale (FTD), in passato nota come malattia di Pick, è la forma più comune di demenza a esordio precoce: colpisce infatti persone più giovani rispetto all’Alzheimer, tipicamente tra i 55 e i 65 anni. Ora, secondo uno studio italo-olandese, si è scoperto che i sintomi che si manifestano quando la FTD è ancora agli inizi non sono solo neurologici ma anche psichiatrici: un aspetto che potrebbe migliorare la diagnosi per i pazienti che ne sono colpiti.

Michela Denti

L’obiettivo è quello di riuscire a sviluppare un approccio terapeutico per le patologie correlate alla proteina TAU

Trento – Come capita con le chiavi, dove soltanto quella giusta entra nella serratura e apre la porta, così accade con i filamenti di RNA utilizzati nei laboratori dell’Università di Trento: ogni tratto va a colpire soltanto quello corrispondente. E così l’RNA diventa, al tempo stesso, arma e bersaglio nella lotta ad alcune malattie neurodegenerative, diventate, con il progressivo invecchiamento della popolazione, una priorità per la salute pubblica a livello mondiale. Il meccanismo, che si inserisce nella vasta ricerca scientifica internazionale sulle terapie geniche, ha ottenuto la concessione di un brevetto valido in Europa e negli Stati Uniti d’America.

Brad Pitt

Il progetto di ricerca della Statale di Milano apre anche a nuovi orizzonti nella comprensione della biologia dei tumori

Il 13 aprile è stato pubblicato su Biophysical Journal un nuovo studio sulla progeria, o sindrome di Hutchinson–Gilford, che descrive con chiarezza l’alterazione della morfologia del nucleo cellulare nei pazienti affetti da questa malattia rara. I ricercatori del Centro per la Complessità e i Biosistemi dell’Università Statale di Milano hanno combinato la biologia cellulare quantitativa con le simulazioni di modelli computazionali per arrivare a descrivere gli effetti della progerina, proteina dalla forma alterata coinvolta sia nell’insorgenza della progeria, sia nello sviluppo di forme tumorali.

Logo Telethon

Oltre alle patologie genetiche rare, spazio anche a un’iniziativa speciale dedicata a COVID-19

Milano – L’attuale emergenza Coronavirus ha reso ancora più fragili le persone affette da una malattia genetica rara, aumentando le difficoltà che questi pazienti devono affrontare, ma ha fatto anche comprendere il valore universale e l’importanza della ricerca. Fondazione Telethon lavora da 30 anni al fianco di queste persone, per offrire loro una speranza grazie alla ricerca scientifica e annuncia che tra maggio e giugno lancerà tre bandi per selezionare i migliori progetti proposti da ricercatori di tutto il Paese.

Trapianto

Lo conferma uno studio dell’INT: i pazienti trapiantati non devono sospendere gli immunosoppressivi nel timore di ammalarsi

Milano - L’immunosoppressione non pare aumentare il rischio di COVID-19. Ad affermarlo è lo studio condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) su pazienti sottoposti a trapianto di fegato e pubblicato nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista Lancet Gastroenterology & Hepathology, dal titolo “COVID-19 in long-term liver transplant patients: preliminary experience from an Italian transplant centre in Lombardy”.

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

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