Uno studio italiano mette in luce l'effetto protettivo sul rischio cardiovascolare legato al camminare con il cane, mentre restano più controversi i benefici psicologici
La compagnia degli animali è spesso percepita come fonte di conforto e benessere, soprattutto nelle situazioni di fragilità o malattia. Negli ultimi decenni si è diffuso il termine “pet therapy”, utilizzato per descrivere una vasta gamma di interventi che coinvolgono gli animali da affezione. Ma esiste davvero una base scientifica solida a sostegno di questi benefici? A questa domanda hanno cercato di rispondere, già diversi anni fa, Salvatore Giaquinto e Fabio Valentini nello studio “Is there a scientific basis for pet therapy?”.
BENEFICI FISICI: IL VALORE DEL CAMMINARE CON IL CANE
I ricercatori evidenziano che il dato più consistente riguarda la salute cardiovascolare. Camminare con il cane favorisce uno stile di vita più attivo, riduce la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e alcuni parametri ormonali legati allo stress.
Anche i dati sull’attività fisica sono significativi: oltre il 58% dei proprietari di cani che camminano con regolarità effettua due o più passeggiate al giorno, l’80% compie almeno una camminata di 10 minuti e il 42% raggiunge i 30 minuti quotidiani. In media, i proprietari di cani percorrono 18 minuti in più a settimana rispetto ai non proprietari. Tuttavia, sottolineano gli autori, non tutti sfruttano questo potenziale: solo circa un terzo porta a spasso il cane almeno tre volte la settimana.
BENEFICI PSICOLOGICI: RISULTATI NON SEMPRE CONCORDI
Più complesso è il quadro dei benefici psicologici. Alcuni studi hanno mostrato un miglioramento dell’umore e una riduzione dei sintomi depressivi in anziani fragili istituzionalizzati, insieme a un abbassamento della pressione arteriosa. In pazienti con malattia di Alzheimer, la presenza di un cane in unità di cura speciali è stata associata a un incremento dei comportamenti sociali e a una riduzione di agitazione e disturbi del ritmo sonno-veglia.
Non mancano però studi in cui non si riscontrano effetti significativi, e in alcune popolazioni anziane addirittura si rileva un’associazione tra possesso di animali domestici e peggioramento di alcuni indici di salute. Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori ricerche randomizzate e controllate, per chiarire la reale portata di questi effetti.
PET THERAPY E MALATTIE CRONICHE: DAGLI ANZIANI AI PAZIENTI CON PATOLOGIE RARE
L’articolo prende in esame anche contesti clinici specifici. Nei pazienti con insufficienza cardiaca, la presenza di animali ha determinato una riduzione del distress emotivo, dei valori pressori cardiopolmonari e di alcuni ormoni dello stress.
In persone con schizofrenia cronica, l’interazione con un cane ha favorito la motivazione e la partecipazione alle attività del tempo libero, migliorando l’anedonia.
Un caso aneddotico riguarda l’afasia: un paziente sottoposto a logopedia ha mostrato progressi nella comunicazione grazie anche alla presenza di un cane, che ha stimolato sia le abilità verbali che quelle non verbali.
Particolarmente rilevante è anche l’esperienza delle persone cieche che, grazie al cane guida, riportano non solo una maggiore mobilità e sicurezza, ma anche un miglioramento dell’autostima e delle relazioni sociali.
Questi esempi dimostrano come la relazione uomo-animale possa incidere positivamente anche su quadri clinici complessi, talvolta legati a condizioni croniche o rare, aprendo prospettive di studio in ambiti finora poco esplorati.
TRA DATI SCIENTIFICI E PERCEZIONE SOCIALE
Il quadro delineato da Giaquinto e Valentini è quindi duplice: da un lato l’evidenza più chiara, legata al beneficio cardiovascolare del camminare con il cane; dall’altro una serie di osservazioni cliniche e sperimentali interessanti, ma ancora frammentarie, sul fronte psicologico e psicosociale.
Gli autori sottolineano come la compagnia animale, pur in assenza di prove definitive, rappresenti per molte persone un sostegno concreto contro solitudine ed emarginazione. Promuovere il camminare con il cane potrebbe diventare una strategia semplice e a basso costo per migliorare la salute pubblica, mentre resta aperta la sfida di chiarire i benefici psicologici attraverso studi più solidi.










Seguici sui Social