La valigia della libertà: il fine vita a teatro

La storia di Sibilla Barbieri, morta a fine 2023 in Svizzera dopo il diniego al suicidio assistito della ASL del Lazio, diventa spettacolo teatrale con Valentina Petrini

La voce di Sibilla Barbieri continua a reclamare il diritto alla libertà di scelta anche dopo la morte avvenuta il 31 ottobre 2023, in Svizzera, ricorrendo al suicidio medicalmente assistito. La sua vicenda è diventata uno spettacolo teatrale grazie alla giornalista Valentina Petrini, che ha trasformato il loro incontro in “La valigia della libertà, storia di una disobbedienza civile”, che sta facendo il giro d’Italia. “Tutto nasce dalla mia relazione con Sibilla”, racconta Petrini.

“Ci siamo conosciute nel 2023, quando aveva deciso di voler ricorrere al suicidio assistito”. Cinquantotto anni, all’epoca Sibilla Barbieri è una regista e una sceneggiatrice. Ha due figli e dal 2013 è anche una paziente oncologica. A luglio i medici le comunicano una diagnosi infausta con una prognosi di 3 mesi. “Ma Sibilla non era solo una paziente, era anche un’attivista, che negli anni della malattia si era avvicinata all’associazione Luca Coscioni, partecipando alla raccolta firme per il referendum sull’eutanasia”.

La battaglia di Sibilla per la libertà di scelta si scontra però con un muro burocratico. “Nel Lazio, la regione in cui risiedeva, nessuna persona era mai stata autorizzata a procedere con il suicidio assistito e a tutt’oggi è ancora così”, spiega l’autrice. La ASL le comunica il diniego, malgrado la sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale avesse stabilito i 4 criteri per l’accesso alla procedura: irreversibilità della patologia, presenza di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili per il paziente, capacità di autodeterminarsi liberamente e consapevolmente e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. “Dissero che il caso di Sibilla soddisfaceva i primi tre criteri, ma che non era dipendente da trattamenti di sostegno vitale”, prosegue Petrini. “È il cavillo burocratico intorno a cui ruotano ormai decine di processi in giro per l’Italia, perché le ASL si nascondono dietro questo criterio e non danno l’autorizzazione”, denuncia la giornalista. “Solo alcune Regioni come il Veneto, la Toscana e ultimamente l’Umbria hanno fatto passi avanti, mentre nel resto d’Italia la situazione è disastrosa: di fatto siamo di fronte alla mancata applicazione di una sentenza costituzionale”.

La vicenda di Sibilla Barbieri è tutt’altro che isolata. Nelle ultime settimane hanno fatto molto parlare i casi di Martina Oppelli e Laura Santi. Due casi solo apparentemente simili, ma in realtà molto diversi. Architetta triestina di 50 anni, affetta da sclerosi multipla da oltre 25 anni, Martina Oppelli è morta il 31 luglio scorso in Svizzera, dopo aver ricevuto tre dinieghi dalle autorità sanitarie italiane. Come Sibilla, anche Martina aveva presentato denuncia per tortura contro l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi). Diverso il caso di Laura Santi, giornalista cinquantenne di Perugia affetta dalla stessa patologia, che dopo tre anni di battaglie legali è riuscita a ottenere l’autorizzazione nel novembre 2024 ed è morta nella sua casa il 22 luglio 2025, diventando la nona persona in Italia ad accedere al suicidio assistito.

Dalla battaglia di Sibilla è nato prima il podcast, “Disobbedisco”, scritto a quattro mani con Valentina Petrini e prodotto da Gedi insieme a OnePodcast. “L’ultima intervista audio rilasciatami da Sibilla ha raggiunto 6 milioni di visualizzazioni, a testimonianza di quanto il tema sia sentito in Italia”, sottolinea Petrini. “È un tema sentito trasversalmente, a prescindere dalle appartenenze politiche. I sondaggi confermano che il 75% degli italiani è favorevole addirittura all’eutanasia, quindi un passo ulteriore rispetto al suicidio assistito”. Da questo impegno è nato poi l’adattamento teatrale “La valigia della libertà”. “Ho deciso di portare questa storia sul palco, raccontandola insieme a Sibilla”, aggiunge la giornalista. “Ci sono io che interloquisco con la sua vera voce, accompagnata da tre musicisti. E quasi tutti gli spettacoli sono stati chiusi dalla partecipazione straordinaria di Tosca, che ha interpretato il brano musicale finale scelto proprio da Sibilla: ‘Mil pasos’, un tango argentino che lei aveva voluto come colonna sonora di questo suo ultimo viaggio”. Lo scorso 1° aprile, poi, questa operazione di teatro civile è arrivata anche alla Camera dei Deputati. “Siamo stati invitati dai vicepresidenti di Camera e Senato a esibirci davanti alle cariche dello Stato”, racconta l'autrice. “Oltre ai vicepresidenti, c’erano i rappresentanti dell’opposizione insieme alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, e al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Era invece assente la maggioranza, nonostante fosse stata invitata”.

La politica sembra andare in direzione opposta. Il Governo ha recentemente depositato un disegno di legge che, secondo Petrini, “rende più difficile l’applicazione della sentenza, perché parte dal principio che non esiste il diritto al suicidio assistito, ma esiste soltanto il diritto a una vita dignitosa”. Un paradosso che, per l’autrice, perdura dal 1992: “Dal caso Englaro in poi, l’Italia manca ancora di dotarsi di una legge giusta sul fine vita”. In questa situazione d’incertezza, il figlio di Sibilla, Vittorio attende la decisione della procura, perché dopo aver accompagnato sua madre in Svizzera, si è autodenunciato al rientro. La legge prevede, infatti, ancora l’ipotesi di reato per aiuto e istigazione al suicidio. Nel frattempo “La valigia della libertà” continua il suo tour: otto repliche finora, altre in programma per l’autunno. Così la voce di Sibilla prosegue quella che è stata la sua battaglia in vita: trasformare la testimonianza in strumento per il cambiamento e l’autodeterminazione

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