Scoperta nel 2009, questa specie di fungo è particolarmente resistente ai trattamenti antimicotici: se si diffonde nel sangue può comportare gravi rischi, soprattutto per i pazienti più fragili
Alcuni giorni fa, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha pubblicato un documento nel quale si pone l’accento sull’incremento delle infezioni da Candida auris nei Paesi dell’area europea: gli esperti di questo ente, deputato all’analisi e alla difesa dalle malattie infettive, hanno sollecitato i ministeri della salute dei vari Paesi affinché adottino strumenti di diagnosi precoce e misure di sorveglianza sanitaria per contenere l’aumento dei casi, soprattutto tra i pazienti ospedalizzati, le persone più fragili e quelle con malattie rare e complesse, facile bersaglio per questo genere di organismi.
LE INFEZIONI MICOTICHE
Le infezioni fungine costituiscono un problema sanitario di proporzione mondiale, con quasi due miliardi di persone afflitte da questa problematica che, nella maggioranza dei casi, riguarda le mucose o la pelle. Ancora più dei batteri, i miceti sono un insieme piuttosto eterogeneo di organismi, generalmente suddiviso in tre sottogruppi: lieviti, muffe e funghi dimorfici.
“Molte delle infezioni da miceti isolate in laboratorio e di una certa rilevanza sul piano clinico sono costituite da lieviti”, afferma il dott. Nello Longo, biologo e direttore del Laboratorio di analisi cliniche private Labmedica di San Vito al Tagliamento (PN). “Ricorrere a terreni specifici per allestire colture fungine serve in primo luogo ad impedire la crescita dei batteri, ma soprattutto ad individuare con precisione la presenza di funghi. Per questa ragione si utilizzano terreni a basso pH, come il Sabouraud, o altri arricchiti di agenti antimicrobici, grazie a cui si possono individuare con maggior precisione le positività ai lieviti”.
Le Candide sono un genere di lieviti estremamente diffuso e responsabile di una buona fetta di infezioni ospedaliere: la specie più conosciuta è la Candida albicans, che è normalmente presente nell’organismo ma che, in determinate circostanze, può dare origine a infezioni fastidiose, specialmente a carico delle mucose genitali. “Nelle persone immunodepresse, nelle donne in gravidanza o in chi è affetto da diabete, la Candida albicans prolifera con facilità”, continua Longo. “Si ritrova anche nelle urine, ma la maggior parte delle diagnosi giunge grazie a un tampone vaginale o uretrale, da cui si può allestire un esame colturale del materiale prelevato”.
CANDIDA AURIS: UNA SPECIE NUOVA…
Il trattamento delle infezioni fungine richiede l’assunzione di farmaci antimicotici per bocca o localmente (creme o pomate), ma non tutte le candidosi sono facili da eradicare. In particolare, la Candida auris - la specie menzionata nel rapporto dell’ECDC - risulta particolarmente resistente alle terapie e pertanto può costituire un serio pericolo per gli individui con un sistema immunitario compromesso da terapie prolungate o da certe malattie croniche.
La Candidozyma auris (o Candida auris) è stata descritta per la prima volta nel 2009 da microbiologi giapponesi che l’hanno isolata a partire dai campioni prelevati dall’orecchio di una paziente; alcuni anni più tardi è stata individuata in India, Corea del Sud, Sud-Africa e Venezuela, poi gradualmente si è diffusa in tutto il mondo. Le cellule di Candida auris hanno una forma ovoidale, ellissoidale o allungata e si riuniscono in colonie bianche o grigiastre che, dopo 36 ore di crescita a 35°C su un terreno selettivo, formano un caratteristico alone che le rende riconoscibili rispetto ad altre specie di Candida.
L’ECDC riporta che in Europa, tra il 2013 e il 2023, sono stati segnalati 4.012 casi di infezione: il Paese con il maggior numero di ritrovamenti è la Spagna (1.807 casi), seguita da Grecia (852), Italia (712), Romania (404) e Germania (n=120). Nel nostro Paese, la Candida auris è stata identificata per la prima volta nel 2019 e pochi mesi più tardi è stata segnalata in un reparto di terapia intensiva destinato al trattamento di pazienti affetti da COVID-19.
Secondo gli esperti dell’ECDC, le infezioni da Candida auris sono rapidamente cresciute negli ambienti ospedalieri, dove l’organismo, ritrovandosi su varie superfici (ad esempio le maniglie delle porte), sui dispositivi medici e sulla pelle dei pazienti, crea dei veri e propri serbatoi d’infezione, tramite cui la trasmissione si ravviva per svariati mesi. In tale contesto, le più comuni occasioni di contagio comprendono l’inserimento di cateteri o di altri dispositivi, la degenza per lungo tempo in terapia intensiva e il follow-up di interventi chirurgici complessi. Inoltre, un precedente prolungato utilizzo di antibiotici e la presenza di patologie e condizioni mediche che abbassano le difese immunitarie dell’ospite concorrono a rendere più facile l’infezione.
…E RESISTENTE AI TRATTAMENTI
La Candida auris è resistente ai comuni antisettici e ha la capacità di restare per lungo tempo sulla pelle dei pazienti, colonizzandola anche fino a un anno: un aspetto, questo, che ne incrementa la trasmissibilità. La gran parte delle persone infettate da questo lievito non va incontro a malattia invasiva, ma se l’infezione raggiunge il flusso sanguigno i tassi di mortalità aumentano nettamente.
Secondo una revisione pubblicata a inizio 2025 sulla rivista Annual Review of Medicine, i tassi di mortalità dei pazienti con infezione ematica da Candida auris variano dal 30 al 60%, mentre le più frequenti condizioni sottostanti all’infezione includono sepsi, diabete, malattia renale cronica e polmonite, confermando come proprio gli individui ospedalizzati siano a più elevato rischio.
Un ultimo ma non trascurabile tratto di riconoscimento della Candida auris consiste nell’estrema resistenza ai trattamenti antimicrobici convenzionali che, per quanto riguarda le candidosi, comprendono echinocandine, triazoli e formulazioni a base di amfotericina B. Le echinocandine rappresentano il trattamento di prima scelta nei pazienti in cui l’infezione abbia raggiunto il circolo sanguigno, ragion per cui rimane fondamentale eseguire un esame microbiologico per la conferma del patogeno.
UN PROGRAMMA DI SORVEGLIANZA SANITARIA EFFICIENTE
La Candida auris è in grado di resistere ad elevate temperature e ha un’ampia tolleranza salina, che la mettono nelle condizioni di sopravvivere agevolmente al di fuori dell’organismo ospite, ma cosa favorisce l’evoluzione di organismi così resistenti a condizioni ostili? Secondo gli autori di un altro articolo, pubblicato su Annual Review of Microbiology, il cambiamento climatico e il riscaldamento globale sono tra i primi indiziati, ma non è chiaro di preciso che cosa contribuisca a selezionare una tale resistenza ai farmaci. Non è da escludere che “l’eccessivo utilizzo di agenti antifungini, sia in agricoltura che nel campo della salute umana” siano in qualche modo implicati, perciò le priorità da raggiungere sono la diagnosi precoce e il controllo coordinato delle infezioni, utile a prevenire l’ulteriore trasmissione dell’organismo.
In Italia la notifica dei casi di Candida auris - come pure quella di altre malattie infettive come la tubercolosi o le micobatteriosi non tubercolari - è obbligatoria per legge ma il numero di segnalazioni è ancora basso. Alla fine dello scorso anno, il Ministero della Salute ha sollecitato le autorità delle singole regioni a integrare i dati delle notifiche, così da elaborare una mappa il più possibile completa dei focolai d’infezione e stabilire adeguati protocolli di contenimento.
L’ECDC è convinto che con la collaborazione di tutti i Paesi coinvolti sia possibile perfezionare il sistema delle segnalazioni e ottenere, così, un inquadramento realistico del problema. Nel frattempo non bisogna lasciarsi andare ad allarmismi, ma occorre prestare massima attenzione al rispetto delle norme igieniche di base, in particolar modo negli ambienti ospedalieri, disinfettando la cute prima di ogni intervento chirurgico, preparando correttamente i pazienti all’inserimento dei cateteri o alla sostituzione delle cannule tracheostomiche e decontaminando sempre le apparecchiature e i dispositivi medici che possono essere usati da più persone.










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