IPF, intervista al prof. Luca Richeldi
Professor Luca Richeldi

Lo studio FIBRONEER cambia la prospettiva terapeutica: nerandomilast riduce il declino della funzione polmonare e apre la strada alle terapie combinate

Per chi convive con la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) - una malattia rara, progressiva e tuttora non guaribile - il 2025 segna un probabile punto di svolta. Sul New England Journal of Medicine sono stati pubblicati a maggio i risultati del programma FIBRONEER, il più ampio mai condotto finora su questa patologia, che ha testato l’efficacia di nerandomilast, un nuovo farmaco anti-fibrotico. Un secondo studio ha portato a risultati similmente positivi anche per le altre forme di fibrosi progressive.

Il farmaco è già stato approvato negli Stati Uniti a ottobre 2025 per la fibrosi polmonare idiopatica e l’estensione alle forme secondarie è attesa a breve. “Ci aspettiamo che nei prossimi mesi arrivi anche l’approvazione in Europa” spiega Luca Richeldi, Direttore dell’Unità di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma e primo autore dello studio.

“La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia che non ha una cura definitiva, ma oggi, dopo anni di tentativi falliti, in particolare tre trial di Fase III che nel 2024 sono terminati senza portare ai risultati sperati, possiamo finalmente dire di aver aperto una nuova fase nella cura di questa malattia”, continua Richeldi.

Il programma FIBRONEER è il più grande mai realizzato sia nelle forme idiopatiche sia in quelle secondarie, e arriva dopo tre grandi studi clinici falliti negli anni precedenti. Ha coinvolto oltre 2.000 pazienti in tutto il mondo e anche l’Italia ha contribuito con molti centri e pazienti coinvolti.

UN FARMACO DI UNA NUOVA GENERAZIONE

Nerandomilast è un inibitore selettivo della fosfodiesterasi 4B (PDE4B), una molecola con attività anti-fibrotica e immunomodulatoria che ha dimostrato di ridurre il declino della capacità vitale forzata (FVC) rispetto al placebo, con effetti collaterali contenuti, principalmente disturbi gastrointestinali lievi. “Una grande novità - continua Richeldi - è appunto che nerandomilast ha molti meno effetti collaterali rispetto ai farmaci oggi disponibili, nintedanib e pirfenidone, e quindi prevediamo che potrà essere usato in modo più sicuro e diffuso, soprattutto nelle forme iniziali di malattia.”

I meccanismi d’azione di nerandomilast non sono ancora del tutto chiari, ma gli studi preclinici e su modelli animali indicano che l’effetto non si limita all’attività anti-fibrotica. “I dati preclinici suggeriscono anche una modulazione dell’endotelio e del comparto vascolare, e questo potrebbe spiegare il segnale positivo sulla sopravvivenza che è stato osservato negli studi clinici.”

Un altro elemento di rilievo è che il nuovo farmaco è stato testato anche in combinazione con le terapie già esistenti, aprendo per la prima volta la strada alla possibilità di una terapia combinata per le fibrosi polmonari. “È veramente un cambiamento di paradigma: fino ad oggi abbiamo sempre dovuto scegliere tra un farmaco o l’altro; adesso possiamo iniziare a pensare a strategie integrate di associazione”.

LA FIBROSI POLMONARE IDIOPATICA OGGI

In Italia si stimano circa 5.000 nuove diagnosi di IPF ogni anno, con una prevalenza maggiore negli uomini intorno ai 70 anni. Le cause precise della malattia restano sconosciute, ma tra i fattori di rischio noti figurano il fumo di sigaretta, il reflusso gastroesofageo, le infezioni respiratorie virali e l’esposizione a inquinanti ambientali; inoltre, una componente genetica sembra contribuire per circa il 30% al rischio complessivo. La diagnosi si basa in genere sulla tomografia computerizzata ad alta risoluzione del torace. Attualmente sono disponibili due farmaci, nintedanib e pirfenidone, che non guariscono dalla malattia, ma ne rallentano la progressione, consentendo di preservare la funzione polmonare.

PROSPETTIVE E STUDI FUTURI

Nel 2026 partirà anche in Italia uno studio clinico randomizzato che testerà nerandomilast in familiari di primo grado di persone con fibrosi polmonare idiopatica, che presentano segni radiologici precoci di fibrosi polmonare, pur essendo asintomatici. “Non si tratta di una familiarità con trasmissione diretta, ma sappiamo che in alcune famiglie ci sono più casi. L’idea è intervenire prima che la malattia si sviluppi clinicamente”, racconta lo pneumologo.

Oltre a FIBRONEER, altri protocolli clinici sono in corso o in fase di avvio. “A settembre 2025, l’azienda che produce treprostinil, un farmaco inalatorio, ha comunicato che sta ottenendo risultati preliminari positivi da un trial in Fase III - TETON-2 - anche se questi dati non sono ancora stati pubblicati, e quindi è bene per il momento rimanere cauti”, spiega Richeldi.

DIAGNOSI PRECOCE E SFIDE ANCORA APERTE

Oggi la diagnosi precoce resta l’arma principale contro queste malattie polmonari. “Ai primi sintomi la persona va sottoposta a una TAC toracica ad alta risoluzione per capire che tipo di pattern fibrotico c’è, e poi si deve iniziare la terapia quanto prima possibile", spiega Richeldi. "Prima si interviene, meglio è, perché i farmaci non guariscono ma rallentano la perdita di funzione polmonare”.

Grazie a una diagnosi più tempestiva e ai trattamenti farmacologici oggi disponibili, la sopravvivenza dei pazienti è aumentata. Il trapianto di polmone rimane ancora oggi l’unica opzione realmente curativa, purtroppo riservata a pochi casi selezionati. “È una strada percorribile solo per un numero molto limitato di pazienti - precisa Richeldi - perché la maggior parte viene diagnosticata oltre i 65 anni e si tratta di un trapianto clinicamente complesso, più complesso, ad esempio, di quelli di fegato o di rene”.

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