Pietro Manuel Ferraro

Il prof. Pietro Manuel Ferraro: “Al Policlinico Gemelli abbiamo messo a punto un protocollo di valutazione specifico per i pazienti con calcolosi renale”

Roma – L’iperossaluria primitiva è una condizione molto rara, con una prevalenza stimata di circa 1 persona su un milione. È dovuta a mutazioni genetiche che comportano l’accumulo in circolo di ossalato, una sostanza che viene in parte prodotta dall’organismo e in parte assunta con l’alimentazione. Come spiega il nefrologo Pietro Manuel Ferraro, professore associato presso la Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS di Roma, “l’accumulo di ossalato comporta una sua aumentata eliminazione urinaria, e poiché questa sostanza ha un'elevata affinità con il calcio, tende a formare cristalli che danno luogo a calcoli renali e a nefrocalcinosi, ovvero alla deposizione di questi cristalli nel tessuto renale. Ciò comporta, a sua volta, una progressiva perdita di funzione renale, la cosiddetta insufficienza renale cronica, che nel tempo può far sì che il paziente debba essere sottoposto a dialisi o a trapianto di rene”, prosegue lo specialista. “Nelle fasi avanzate della malattia, la ridotta capacità del rene di eliminare l’ossalato causa il suo accumulo in molti organi, tra cui il cuore, le ossa, la pelle e gli occhi: questa condizione prende il nome di ossalosi”.

Professor Ferraro, quali sono le principali difficoltà nella diagnosi?

“Il ritardo nella diagnosi è di solito legato a un quadro clinico non specifico, soprattutto nell’adulto, in cui sia la calcolosi renale che l’insufficienza renale sono relativamente frequenti. A ciò si aggiunge il fatto che la composizione dei calcoli renali nei pazienti affetti da iperossaluria primitiva, ovvero ossalato di calcio, è la stessa delle forme comuni di calcolosi renale e non offre quindi la possibilità di formulare un sospetto diagnostico, a differenza di altre condizioni genetiche come ad esempio la cistinuria. Un'ulteriore problematica è legata alla necessità di effettuare una raccolta delle urine nelle 24 ore, non sempre facilmente eseguibile, e alla presenza di un laboratorio specializzato nella misurazione degli ossalati urinari e plasmatici. Anche il test genetico viene condotto in un numero molto limitato di Centri”.

Quali opzioni terapeutiche sono oggi disponibili?

“Alcune forme di iperossaluria rispondono in modo soddisfacente alla somministrazione di vitamina B6, sostanza che aiuta il fegato a eliminare l’eccesso di ossalato. A parte ciò, il trattamento prevede un'importante idratazione per ridurre la concentrazione di ossalato nelle urine, diluendole, e la somministrazione di citrati, sostanze che hanno la capacità di inibire la formazione e l’accumulo di cristalli di ossalato di calcio. Molto promettenti sono nuovi farmaci che sfruttano un approccio particolare, ovvero la riduzione dell’attività di proteine che aumenterebbero la produzione di ossalato, attraverso l’interferenza con la loro trascrizione. È il caso del lumasiran, un farmaco che ha dimostrato in studi clinici di ridurre l’escrezione urinaria di ossalato in pazienti affetti da iperossaluria primitiva”.

Quali sono le problematiche che i pazienti devono affrontare nella vita quotidiana?

“I pazienti affetti da iperossaluria primitiva vanno purtroppo incontro a una significativa riduzione della loro qualità di vita. La patologia è caratterizzata da frequenti episodi di calcolosi, con coliche renali dolorose che necessitano di accessi in Pronto Soccorso e ricoveri, nonché di procedure urologiche ripetute nel tempo. Nelle fasi avanzate, la necessità di trattamento dialitico fa sì che il paziente debba recarsi più volte alla settimana in un Centro per effettuare la dialisi, mentre il paziente che viene sottoposto a trapianto renale deve assumere farmaci immunosoppressori in modo cronico ed eseguire controlli periodici del sangue e delle urine. Anche la terapia rappresenta un carico fisico e psicologico per il paziente, a causa della necessità di ingerire grandi quantità di liquidi e quindi di urinare con frequenza, e della quantità di farmaci da assumere giornalmente. In un recente studio pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology, le principali preoccupazioni dei pazienti affetti da iperossaluria primitiva sono risultate essere il timore di dialisi e trapianto, il timore dell’ossalosi, le spese economiche e il carico portato sui propri familiari”.

In questa patologia è molto importante la collaborazione fra gli specialisti, in particolare nefrologi e urologi...

“Sì, e proprio per questo, da diversi anni, esiste al Policlinico Gemelli una collaborazione attiva con la UOC di Urologia, diretta dal prof. Pierfrancesco Bassi. Insieme ai colleghi urologi che si occupano di calcolosi urinaria, coordinati dal dr. Francesco Pinto, responsabile della UOS di Endoscopia, abbiamo messo a punto un protocollo per la valutazione di tutti i pazienti che afferiscono presso il nostro ospedale per calcolosi renale, attraverso un algoritmo che stima la probabilità di una causa metabolica della condizione. Tra i criteri adottati si annoverano malattia recidivante o bilaterale, familiarità, esordio in giovane età, composizione chimica del calcolo anomala, nonché condizioni che di per sé non aumentano la probabilità di una malattia metabolica ma che beneficerebbero comunque di uno studio approfondito, come nel caso di pazienti con un solo rene o con insufficienza renale. I pazienti così individuati vengono avviati a una valutazione metabolica approfondita, che comprende un'indagine nutrizionale e un pannello di esami ematici e su urine delle 24 ore; in seguito, se necessario, vengono eseguite ulteriori indagini, tra cui test di acidificazione, mineralometria ossea e test genetici. I pazienti ricevono a questo punto prescrizioni dietetiche, ed eventualmente farmacologiche, mirate alla condizione che sta alla base del problema. Un simile approccio integrato tra l’attività del nefrologo e quella dell’urologo è a nostro avviso la modalità ottimale di gestione della calcolosi, consentendo di diagnosticare anche casi di iperossaluria primitiva o altre condizioni rare e di rallentarne la progressione nel tempo”.

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