Grazie a questa innovativa procedura, il Policlinico si conferma centro d’eccellenza in Sicilia nell’ambito della chirurgia della mano

Palermo - Presso il Policlinico universitario 'Paolo Giaccone' di Palermo sono stati eseguiti, da poco più di due settimane, i primi interventi con collagenasi di Clostridium histolyticum, il trattamento non chirurgico per la malattia di Dupuytren. Sono 8 i pazienti finora trattati, tutti affetti da patologia in stadio 1 o 2: due di loro sono stati seguiti in ortopedia e traumatologia, gli altri sei in chirurgia plastica e ricostruttiva.

La malattia di Dupuytren è un raro disturbo a carico della mano, progressivamente invalidante, che colpisce soprattutto gli uomini dai 40 ai 60 anni. È favorita da svariati fattori, tra cui fumo, malattie metaboliche e determinati lavori manuali, oltre che dalla familiarità genetica. Si manifesta con dei noduli sottocutanei nella fascia palmare, ed evolve progressivamente con la comparsa di un cordone fibroso al di sopra dei tendini. La conseguenza è la flessione progressiva di una o più dita, che può portare a una limitazione completa o parziale dell’estensione della mano e, conseguentemente, a un deficit nella capacità di svolgere le più semplici attività quotidiane.

La collagenasi è un enzima che permette, con una sola iniezione eseguita in ospedale da personale specializzato, di rompere il cordone fibroso, ripristinando la normale funzionalità della mano in tempi brevi. Precedentemente, l’unica soluzione per i pazienti con malattia di Dupuytren era rappresentata dall’intervento chirurgico.

“Il nostro ospedale è stato il centro di chirurgia della mano pilota in Sicilia per questo nuovo trattamento - spiega il professor Francesco Moschella, direttore dell’U.O. di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico P. Giaccone - sia nella fase di sperimentazione della collagenasi, sia in quella di formazione degli specialisti della regione. Siamo stati autorizzati ad utilizzarla circa tre anni fa ma, per problemi a livello regionale, siamo riusciti a partire con i primi trattamenti solo nel 2016. Ora stiamo cercando di smaltire le liste d’attesa; in queste due settimane abbiamo trattato sei persone che presentavano tutte una corda fibrosa ben definita e una flessione della mano tra i 90 e i 140 gradi”.

Presso il Policlinico di Palermo sono circa 180 le diagnosi di Dupuytren ogni anno, mentre sono 300 i pazienti che hanno deciso di recarsi fuori regione per essere trattati con la collagenasi quando ancora non era disponibile in Sicilia. “Tendenzialmente, sono poche le persone che arrivano dallo specialista nello stadio N (nodulare) della malattia, quando non si deve intervenire in alcun modo; solitamente si presentano subito dopo la comparsa del cordone (stadi 1 e 2)”, spiega il professor Michele D’Arienzo, direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica del Policlinico P. Giaccone. “Nelle ultime settimane, in ortopedia, abbiamo trattato con successo due pazienti. Dopo 24 ore dall'iniezione si è potuto procede all’estensione del dito, esercitando una moderata trazione sul cordone, che si è definitivamente rotto. Trattandosi di una patologia potenzialmente recidivante, non possiamo dire se il problema si ripresenterà ma, nel periodo di sperimentazione, abbiamo registrato ottimi risultati in quasi l’80% dei casi”.

Il polo palermitano, infatti, è stato tra gli ospedali che hanno partecipato allo studio multicentrico internazionale di sperimentazione del farmaco. Un’analisi che, in Italia, ha interessato in totale 200 pazienti: circa 15/20 casi suddivisi in dieci centri di chirurgia della mano sul territorio nazionale. “Nel 2012 abbiamo pubblicato un manuale sulla chirurgia della mano in cui abbiamo dato ampio spazio anche alla malattia di Dupuytren e alla tecnica della collagenasi”, afferma ancora il professor Moschella. “È un farmaco di cui sono entusiasta perché, trattandosi di una tecnica meno invasiva dell’intervento chirurgico, risponde alle nuove esigenze della popolazione. Inoltre, è un trattamento che ha rivoluzionato l’approccio degli specialisti e dei pazienti verso questa malattia. Certamente, anche se il farmaco è dotato di un accettabile profilo beneficio-rischio, è importante che il suo impiego sia gestito dagli specialisti in chirurgia della mano, che conoscono bene l’anatomia di questo organo”.

La collagenasi è un trattamento che, sul lungo periodo, potrebbe portare importanti risparmi per le strutture ospedaliere e per il Servizio sanitario regionale. “L’intervento chirurgico, infatti, ha un costo più elevato. Basti pensare alla sala operatoria, al personale medico e infermieristico coinvolto e ai numerosi controlli ambulatoriali successivi: la rimozione dei punti, la fisioterapia, ecc. Con la collagenasi, invece, si procede in chirurgia ambulatoriale e, nella maggior parte dei casi, non si ha la necessità di un percorso di riabilitazione successivo”, conclude il professor D’Arienzo.

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