Il dott. Roberto Rigoli, direttore della Microbiologia dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, riassume le operazioni finora svolte per contrastare l’infezione

L’ondata di tensione che ha travolto un altissimo numero di persone nel Nord-Est d’Italia, sollevata diverse settimane fa dall’infezione da Mycobacterium chimaera, sembra ormai destinata a scemare. Dopo che per molti giorni le linee telefoniche degli ospedali e dei laboratori di Microbiologia sono state intasate dalle tante telefonate di cittadini preoccupati per il loro stato di salute, l’allarme sembra rientrato. Merito sostanzialmente di una risposta rapida ed efficiente messa in atto dalle varie aziende sanitarie provinciali e dagli specialisti che si sono arroccati dietro il fronte delle Linee Guida.

“La Regione Veneto, per prima, ha realizzato un’indagine di tipo conoscitivo sul caso” – spiega il dott. Roberto Rigoli, direttore della Microbiologia dell’Ospedale Ca’Foncello di Treviso e vicepresidente dell’AMCLI – “È stata riunita una Commissione Regionale, formata da specialisti in diverse discipline, dagli infettivologi ai cardiochirurghi fino agli pneumologi e agli igienisti, che ha esaminato tutti i reparti di cardiochirurgia della Regione e ha successivamente stilato una relazione di controllo che è servita, e continuerà a servire, per verificare il rispetto delle procedure in sala”. Fin dal primo decesso, quello di un medico anestesista vicentino, non si è perso tempo. “Questo paziente, dopo una prima operazione nella struttura di Vicenza, è deceduto circa un anno fa per un’endocardite provocata dal contatto con il M. chimaera” – conferma Rigoli – “La prima identificazione del batterio è stata effettuata presso la nostra struttura e la conferma ci è giunta dopo aver inviato il ceppo sospetto alla Microbiologia di Padova”. L’infezione è stata diffusa dal macchinario per il riscaldamento/raffreddamento del sangue in circolazione extracorporea (ECMO) della ditta LivaNova. “La Regione sta vagliando le responsabilità della ditta produttrice del macchinario e, nel frattempo, sono state recepite da tutti gli Ospedali le indicazioni del produttore che suggeriscono di posizionare il macchinario fuori dall’ambiente asettico della sala operatoria e di procedere all’igienizzazione dei macchinari secondo le istruzioni raccomandate”.

Al momento attuale, i numeri in Veneto indicano che ci sono stati 18 casi di infezione e 6 decessi accertati in un periodo di tempo piuttosto prolungato. “Ci siamo mossi per tempo” – chiarisce ancora Rigoli – “Insieme al dott. Pier Giorgio Scotton, direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Ca’Foncello, ho attivato un ambulatorio con un numero di telefono appositamente dedicato per rispondere alle richieste di informazioni della popolazione al quale hanno chiamato moltissime persone. Eventuali casi sospetti sono già stati e continueranno ad essere sottoposti agli approfondimenti diagnostici”. La conferma dell’infezione, infatti, giunge dall’esito dell’emocoltura che richiede anche più di 50 giorni perché i micobatteri sono organismi a crescita lenta. In aggiunta a ciò, la Regione ha predisposto l’invio di oltre 1400 lettere di richiamo a pazienti operati al cuore nell’intervallo di tempo tra il 2010 e il 2017. Si tratta di soggetti sottoposti a interventi di cardiochirurgia nei quali sia stato impiegato il macchinario per la circolazione extracorporea del sangue che, se dovessero manifestare sintomi compatibili con quelli dell’infezione da M. chimaera, devono potersi rivolgere ai centri di riferimento per la patologia.

Un piano di intervento chiaro e ben predisposto che non trascura una corretta informazione su un organismo, come il M. chimaera, di cui si è venuti a conoscenza in anni recenti, grazie al lavoro del dott. Claudio Scarparo della Microbiologia dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre. “L’Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani ha stilato un documento per la ricerca del M. chimaera” – specifica Rigoli – “Ho svolto il ruolo di coordinatore del gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte, tra gli altri, il dott. Claudio Scarparo e il prof. Enrico Tortoli, del San Raffaele di Milano. Le Linee Guida per l’identificazione del M. chimaera che presto saranno disponibili sul sito dell’AMCLI e quindi a disposizione di tutti i reparti di microbiologia d’Italia sono il risultato del nostro impegno”.
“Infine, oltre all’installazione di speciali aspiratori nelle sale operatorie del Ca’ Foncello per filtrare l’aria e individuare l’eventuale presenza del batterio” – conclude Rigoli – “a Treviso, tra qualche settimana, introdurremo nuove metodiche di proteomica per l’identificazione del M.chimaera, accorciando notevolmente i tempi che, dal momento in cu la colonia è disponibile (dai 30 ai 50 giorni, n.d.r.), si ridurranno notevolmente a fronte di un aumento del livello di sensibilità del processo di indentificazione. Saremo tra i primi in Europa a farlo.” Una scelta che conferma l’accento posto su una diagnostica moderna ed efficace, combinata ad un elevato livello di informazione capillare e di stretta aderenza alla procedure.

Per eventuali richieste e informazioni sulla malattia polmonare da Micobatteri non tubercolari è disponibile il servizio l’Esperto risponde dell’Osservatorio Malattie Rare con il prof. Marco Confalonieri di Trieste e il dott. Roberto Parrella di Napoli.

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