Secondo una notizia pubblicata su Nature, i ricercatori della Kyoto University in collaborazione con quelli dell’Hyogo College of Medicine avrebbero scoperto che le statine impiegate nel trattamento dell’ipercolesterolemia, unite a colture di cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), sarebbero utili nel trattamento di pazienti con malattie rare a carico del sistema osseo e cartilagineo. I risultati di questa ricerca potrebbero essere di notevole aiuto per i pazienti affetti da displasia scheletrica, in particolare per coloro che soffrono di acondroplasia o displasia tanatofora.

I ricercatori avrebbero prima creato in laboratorio delle cellule iPS a partire dalla pelle di sei pazienti, per poi provare a trasformarle in tessuto cartilagineo.

Una volta confermato che non era possibile ottenere, mediante questo procedimento, normali cellule cartilaginee, hanno eseguito un esperimento sui topi ed hanno scoperto che con l'aggiunta di statine alla coltura cellulare era, invece, possibile ottenere questo risultato. Inoltre i topi transgenici mostravano una crescita sia in altezza che in peso.

Il Professore dell'università di Kyoto Noriyuki Tsumaki, coinvolto nella ricerca, ha detto che il suo team valuterà sicurezza ed efficacia dell’utilizzo delle statine per queste malattie scheletriche e ha dichiarato di voler iniziare uno studio clinico nel giro di due anni. Il Professor Tsumaki ha, comunque, tenuto a precisare che è necessario attendere nuovi risultati e conferme perché  l’impiego delle statine potrebbe avere anche effetti collaterali nei pazienti, come ad esempio un abbassamento eccessivo del livello di colesterolo, essenziale per la crescita e lo sviluppo.

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