La giornata conclusiva della Sesta Conferenza sulla Patogenesi, il Trattamento e la Prevenzione dell’HIV (IAS 2011) si e’ concentrata sul crescente interesse scientifico relativo alla possibile messa a punto di una cura definitiva per HIV/AIDS. L’ultimo anno ha visto crescere l’attenzione attorno alla possibilità di una cura e il dibattito scientifico che derivato è culminato nella convocazione di un gruppo di lavoro interno all’International AIDS Society (IAS) il cui ambizioso obiettivo è stabilire una strategia scientifica globale per la cura dell’infezione da HIV. Nel corso della conferenza di Roma, a cui hanno partecipato oltre 5.000 ricercatori, medici e attivisti, molti degli abstracts presentati focalizzato avevano come argomento proprio aspetti attinenti la possibile cura definitiva per l’AIDS. “Quindici anni fa, nemmeno gli scienziati più ottimisti si pronunciavano in merito alle prospettive di una cura o un vaccino per HIV/AIDS -  ha dichiarato Elly Katabira, presidente di IAS 2011 e dell’International AIDS Society  - Oggi, si può tornare a sperare che la remissione del virus possa essere un obiettivo realistico. L’IAS è orgogliosa di coordinare la ricerca scientifica in tal senso e di poter presentare la propria strategia scientifica globale per il conseguimento di questo obiettivo l’anno prossimo in occasione della XIX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2012) a Washington”. “Anche se stiamo vivendo un momento entusiasmante dal punto di vista scientifico, non possiamo permetterci di distogliere l’attenzione dall’immenso divario che ancora separa Paesi nella messa in atto di programmi di prevenzione e trattamento dell’infezione da HIV - ha ricordato Stefano Vella, co-presidente locale di IAS 2011 e Direttore del dipartimento del farmaco all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) - c’è bisogno di una leadership che affronti in maniera più coraggiosa la sfida per ridurre il contagio tra persone che fanno uso di droghe per via endovenosa. Per troppo tempo la vulnerabilità di questo gruppo di persone è stata lasciata ai margini dei programmi di prevenzione, e questo atteggiamento oggi, semplicemente, non è più tollerabile”.
“Analogamente – ha proseguito Vella - non raggiungeremo mai gli obiettivi del Millennium Developement Goals per quanto riguarda la salute  materno-infantile fino a quando i diversi Paesi, i finanziatori internazionali e le agenzie intergovernative non decideranno di intensificare gli sforzi. E’ indubbio che nell’ultimo decennio siano stati fatti passi avanti, ma ci sono ancora troppe donne e troppi bambini che muoiono inutilmente per ragioni prevenibili ed evitabili. La cura, il trattamento, e la prevenzione devono essere ampliati in molti Paesi in via di sviluppo, e questo deve succedere da subito, adesso”.
Eric Verdin (Belgio), Professore di Medicina della University of California, ha concluso la sessione plenaria della mattina di ieri affermando che per eliminare l’HIV/AIDS è necessario eliminare il virus residuo che persiste durante la terapia antiretrovirale. "La sorgente di persistenza dell’HIV nei pazienti che sono sottoposti alla HAART - ha detto - è un argomento di grande attualità. Gli studi recenti sull’intensificazione del trattamento hanno dimostrato che la persistenza del virus potrebbe essere dovuta a diverse cause e tra queste la latenza dell’HIV che permane nei CD4 dormienti. Le strategie di eliminazione,dell’HIV si concentrano al momento sulle piccole molecole che attivano la trascrizione virale nelle cellule CD4+T. Queste includono gli inibitori dell’istone deacetilase e gli attivatori del fattore nucleare KB".


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