Le malattie del sangue fanno meno paura rispetto al passato. Linfomi, leucemie e mielomi possono essere sconfitti in un maggior numero di casi grazie ai successi della ricerca e ai progressi della farmacologia. Fortemente limitato anche il bisogno di ricorrere al “turismo sanitario”. I centri italiani applicano protocolli internazionali e non è più necessario fare centinaia di chilometri per accedere alle terapie più innovative. Le patologie onco-ematologiche sono state al centro di un recente convegno ospitato a Roma. La patologia più diffusa in tutte le fasce d'età – secondo i dati in possesso della Società italiana di ematologia – è il linfoma con 14mila nuovi casi diagnosticati ogni anno. La seconda malattia più diagnosticata è il mieloma, con 4.500 nuovi casi ogni anno.

Sono 4mila ogni anno le nuove mielodisplasie, 2.500 le leucemie linfatiche, per lo più tutte riferibili a over65. Le leucemie mieloidi acute sono 3.200 e altre 4.000 sono le patologie legate al sangue di vario tipo. In quest'ultima categoria, tantissime sono le varianti “rari” di malattie più comuni. Qui potete trovare le sezioni del nostro sito dedicate alle sindromi mielodisplastiche e alle leucemia linfoblastica acuta.

Il Servizio sanitario nazionale deve comunque fare i conti con un leggero aumento del consumo dei farmaci destinato alla cura di queste patologie. Un dato in grado di confermare anche un aumento del tasso di sopravvivenza dei pazienti. Secondo gli ematologi italiani i farmaci per le malattie ematologiche e degli organi emopoietici rappresentano la quinta categoria terapeutica a maggior impatto sulla spesa pubblica, pari a quasi 1,5 miliardi di euro (23,9 euro pro capite). Il dato si ottiene dalla spesa derivante dall'acquisto di medicinali da parte delle strutture sanitarie pubbliche (17,3 euro pro capite); al contrario, il contributo dato dall'assistenza farmaceutica convenzionata risulta di minore entità (6,6 euro pro capite). Nello specifico dell'assistenza convenzionata, la spesa dei farmaci del sangue e degli organi emopoietici ha registrato una riduzione del -3,2% rispetto al 2014, risultante da una crescita delle quantità consumate (+5,5%), controbilanciata dal calo dei prezzi (-1,4%) e da un effetto mix negativo (-6,9%).

Tra qualche tempo, questi costi e queste percentuali potrebbero diventare un lontano ricordo. La ricerca scientifica condotta dalle più importanti case farmaceutiche potrebbe presto portare alla registrazione di nuove molecole capaci di rendere più affilate le armi contro queste patologie. Lo ha confermato Mario Melazzini, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco: “Nel settore dell'onco-ematologia assistiamo all'arrivo di numerosi farmaci che promettono di rivoluzionare la pratica clinica e offrono nuove opzioni di trattamento per patologie molto complesse. Il compito di Aifa è di identificare e valorizzare ciò che è reale innovazione terapeutica e far sì che i pazienti possano accedere al farmaco appropriato per la patologia da cui sono affetti, con le tempistiche corrette e ottimizzando le risorse messe a disposizione dal Servizio sanitario nazionale”. Il dirigente di Aifa ha spiegato quali sono le strategie messe in campo dall'Agenzia che regolamenta l'accesso al mercato dei farmaci: “Per raggiungere questo obiettivo gli strumenti che utilizziamo sono il dialogo precoce con le aziende, l'uso dei meccanismi di rimborso condizionato per i medicinali innovativi, dei registri che monitorano l'uso dei farmaci nella pratica giornaliera e la conseguente rivalutazione basata sulle evidenze generate nel contesto real world”.

Un piano d'azione collaudato che permette di raggiungere buoni risultati. Oggi, inoltre, è sempre più importante la collaborazione con i pazienti e con le loro associazioni. Qui vi avevamo raccontato anche il peso economico della collaborazione tra malati, regolatori e aziende.

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