Grazie a questa scoperta si potrebbero mettere a punti dei biomarcatori per la malattia.

 

Un team internazionale di scienziati, guidati dal dott. Aaron Gitler della Penn's School of Medicine, che hanno lavorato  presso l'Università della Pennsylvania (USA) e l'Università Goethe (Germania) ha identificato un nuovo fattore di rischio genetico per la sclerosi laterale amiotrofica. I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati su Nature.
Utilizzando come modelli il lievito e i moscerini della frutta prima di procedere con lo screening del DNA umano, il team ha dimostrato che le mutazioni nel gene dell'atassina 2 rappresentano un fattore genetico che contribuisce alla malattia. In particolare, lo studio ha mostrato che le ripetizioni di una sequenza dell'amminoacido glutammina nell'atassina 2 erano associate a un maggiore rischio di SLA, con una frequenza del 4,7 % dei casi di SLA esaminati.

I ricercatori affermano che la l’identificazione di interazioni patologiche tra l'atassina 2 e la TDP-43, un'altra proteina associata alla SLA, assieme alla forte associazione genetica delle espansioni di glutammina nell'atassina 2 e la SLA, dovrebbero favorire la messa a punto di biomarcatori e consentire lo sviluppo di nuove terapie per questa malattia.
Il team ha iniziato identificando i geni che potrebbero sopprimere o aumentare la tossicità della TDP-43 nel lievito. Tra i geni che modificano la tossicità vi è l'equivalente dell'atassina 2 nel lievito. In seguito essi hanno trasferito i geni al moscerino della frutta per valutarne gli effetti e le loro interazioni nel sistema nervoso.
I risultati hanno indicato un collegamento tra le proteine e la malattia. Ad esempio, quando i ricercatori hanno diretto un'espressione della TDP-43 verso l'occhio del moscerino, ha avuto inizio una degenerazione progressiva legata all'età, e quando è stata diretta verso i motoneuroni, i moscerini hanno sofferto una progressiva perdita di motilità.
Più alti i livelli di atassina 2, maggiore la tossicità della TDP-43 e peggiore la degenerazione. “Poiché la riduzione dei livelli di atassina 2 nel lievito e nei moscerini ha permesso di prevenire alcuni degli effetti tossici della TDP-43 – hanno detto i ricercatori - i riteniamo che questo potrebbe essere un nuovo bersaglio terapeutico per la SLA”.
I ricercatori hanno ampliato queste scoperte per determinare se la atassina 2 mostrava delle alterazioni che indicassero una associazione con la SLA. Si è così scoperto che la atassina 2 appariva alterata nei neuroni del midollo spinale di malati di SLA. In seguito hanno effettuato l'analisi del tipo di mutazione che si trova nella atassina 2 nell'altra malattia, ovvero la atassia spinocerebellare 2 (o SCA2, un'altra espansione di glutammina), e hanno mostrato un collegamento tra le ripetizioni di espansioni di atassina 2 e il rischio di SLA.
”Ci sono stati precedenti indizi di similitudini tra la SLA e la SCA2, cioè l’atassia spinocerebellare -  ha sottolineato Michael Hart, co-autore dello studio - Le nostre scoperte suggeriscono una spiegazione molecolare a queste similitudini e aumentano le possibilità che le cure per una delle malattie possano essere efficaci anche per l'altra".
La ricerca è stata supportata dall’UE mediante il progetto EUROSCA, il progetto integrato europeo sull'atassia spinocerebellare, dando oltre 9 milioni di euro.



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