Bufalavirus feti e vaccino

Nessuna traccia di cellule embrionali all’interno dei vaccini e nessun commercio di embrioni abortiti in atto. La bufala smontata da Roberta Villa


Dall’omelia choc di un sacerdote di Cesena ai fantasiosi video di sedicenti biologi improvvisati, la notizia sui vaccini che contengono feti abortiti è la bufala del momento, che imperversa nel web e non solo. In realtà si tratta di una fake news ormai datata, che in questi giorni è tornata alla ribalta, insinuandosi tra le polemiche più o meno costruttive sulla campagna vaccinale anti COVID-19 in corso.
Che ci siano donne che vengono ingravidate appositamente per poi "rubare" loro il feto, abortito ma vivo (procedura tra l’altro scientificamente impossibile) e usato per sviluppare i vaccini, è assolutamente falso e inverosimile.
Ma da dove ha origine questa convinzione errata?


“Come in quasi tutte le fake news – spiega la dr.ssa Roberta Villa, medico, giornalista e divulgatrice scientifica - un fondo di verità c’è. Ovvero: per sviluppare i vaccini nei laboratori vengono usate delle linee cellulari umane, che per riprodursi praticamente all’infinito devono essere di origine embrionale, e quindi programmate per replicarsi fino a produrre tutti i tessuti dell’organismo.  I virus che servono per produrre alcuni vaccini sono dunque coltivati su cellule che derivano, attraverso innumerevoli generazioni, dai tessuti donati alla ricerca da due donne che negli anni Sessanta si erano sottoposte ad un’interruzione volontaria della gravidanza. Si tratta quindi di linee cellulari prodotte su scala industriale e comprate dai laboratori da decenni!

“Se è vero che questi virus sono coltivati su cellule di origini fetale – prosegue la dr.ssa Villa - non esiste assolutamente un commercio di feti e non vi è alcun incentivo ad abortire. Tutto è riconducibile a questi due feti donati ormai 60 anni fa, un episodio dall’etica certamente controversa ma scagionato dalla Chiesa stessa da tempo. La Pontificia Accademia della Vita ha infatti già in passato esaminato a fondo la questione, concludendo che questa modalità di produzione dei vaccini, pur basata su due eventi secondo la Chiesa non giustificabili, non deve portare a sconsigliare la vaccinazione, grazie alla quale è possibile salvare vite, oltre che ad evitare aborti spontanei dovuti alla rosolia congenita e a prevenire gravi disabilità (ne ho parlato anche qui)”.

“Dal punto di vista della sicurezza – chiarisce Villa - la questione non si pone nemmeno: i vaccini prodotti in questo modo, in ogni caso non contengono né cellule embrionali né i loro residui, anche perché provocherebbero reazioni di rigetto da parte dell’organismo. Tali vaccini sono estremamente purificati e sono sottoposti a centinaia di controlli lungo tutta la filiera produttiva: di conseguenza non è plausibile che impurità di questo tipo rimangano nel prodotto immesso in commercio, tanto meno si è mai verificato”.

“Di questo argomento – conclude - parlo anche nel mio ultimo libro, uscito il 25 marzo 2021, intitolato “Vaccini. Mai così temuti, mai così attesi. Tutto quello che c'è da sapere sui vaccini anti Covid” (ed. Chiarelettere), nel quale rispondo alle domande più frequenti sul vaccino anti COVID-19. Nel libro, oltre che smontare le più comuni fake news, spiego come sono fatti questi vaccini, cosa sappiamo e non sappiamo su di loro, le prospettive che aprono, e parlo di strategie vaccinali.”

È dunque chiaro che si tratti di un’informazione falsa, travisata e probabilmente manipolata ad hoc. Ricordiamo, infine, che questo processo di produzione avviene alla luce del sole: l’utilizzo di queste linee cellulari nella produzione dei vaccini, infatti, è dichiarato in maniera tutto sommato esplicita dalle case farmaceutiche. Nel foglietto illustrativo di Vaxzevria, prodotto da AstraZeneca, si legge questa dichiarazione: “Prodotto in cellule renali embrionali umane geneticamente modificate (Hek) 293 e mediante tecnologia del dna ricombinante”. Anche nel bugiardino del vaccino di Johnson & Johnson si legge: “Prodotto nella linea cellulare PER.C6 TetR e mediante tecnologia del dna ricombinante”. Tutto alla luce del sole.

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