Dott.ssa Daniela Zuccarello
Dott.ssa Daniela Zuccarello

Le risposte alle domande più frequenti nella guida di Osservatorio Malattie Rare

Quando una coppia è portatrice o uno dei partner è affetto da una malattia genetica, l’unica alternativa tradizionale per evitare la trasmissione della patologia è la diagnosi prenatale invasiva durante la gravidanza. In caso di esito sfavorevole, questo può portare a una scelta dolorosa come l’interruzione volontaria di gravidanza, spesso in una fase già avanzata.

La diagnosi genetica preimpianto offre un’alternativa: analizzare l’embrione prima del trasferimento in utero, selezionando quelli non affetti dalla patologia genetica. È un approccio utilizzato da anni, ma che ancora oggi non tutte le coppie conoscono o riescono a raggiungere. Ne abbiamo parlato nel dettaglio nella nuova pubblicazione di Osservatorio Malattie Rare, realizzata in collaborazione con Centro Demetra, dal titolo “La PGT in Italia. Domande e risposte sulla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici o affette da malattie rare e genetiche”. Un volume pensato per offrire informazioni chiare e strumenti concreti di orientamento a coppie, professionisti sanitari e stakeholder istituzionali (scarica qui la pubblicazione).

Alla stesura della Guida ha contribuito anche la Dott.ssa Daniela Zuccarello, Medico specialista in Genetica Medica, Direttore U.O.S.D. Genetica Medica e Genomica dell’Ospedale San Bortolo, Azienda ULSS8 “Berica” di Vicenza, che in prima battuta ha chiarito la differenza tra le diverse tipologie di PGT.

Non esiste infatti “una” sola diagnosi preimpianto. Le tecniche oggi disponibili si dividono in tre grandi categorie.

La PGT-M è dedicata alle malattie monogeniche, cioè quelle causate da una mutazione in un singolo gene. Rientrano in questa categoria le patologie autosomiche recessive, dominanti e quelle legate al cromosoma X. Non esiste un elenco chiuso di malattie ammesse: la valutazione viene fatta caso per caso dal medico genetista, durante la consulenza genetica preimpianto. Alcuni esempi di queste patologie sono la fibrosi cistica, la talassemia, l’anemia falciforme, la distrofia muscolare di Duchenne, alcune forme di tumore ereditario della mammella e dell’ovaio come quelle legate ai geni BRCA1/BRCA2.

La PGT-SR riguarda invece le coppie portatrici di alterazioni cromosomiche strutturali, come traslocazioni, microdelezioni o microduplicazioni (come ad esempio la malattia di Charcot-Marie-Tooth tipo 1A).

Infine, la PGT-A analizza le aneuploidie, cioè le alterazioni del numero dei cromosomi, spesso associate all’età materna ma presenti anche in donne giovani. Il suo obiettivo principale è ridurre i tentativi inefficaci e accorciare il cosiddetto “time to pregnancy”, il tempo necessario per arrivare a una gravidanza evolutiva.

Un aspetto fondamentale – ha spiegato Zuccarello – spesso poco raccontato, è che la PGT non è sempre fattibile o indicata. Durante la consulenza genetica preimpianto viene valutata la possibilità di raggiungere standard elevati di accuratezza diagnostica (in genere intorno al 98-99%). In una piccola percentuale di casi – circa il 3-4% – questo non è possibile. In altre situazioni, invece, la combinazione tra caratteristiche genetiche della malattia, età materna e condizioni cliniche può rendere le probabilità di successo molto basse. In questi casi, è lo stesso genetista a sconsigliare il percorso, per evitare alla coppia un carico emotivo e fisico sproporzionato rispetto ai benefici attesi.”

LA CONSULENZA GENETICA PREIMPIANTO: UN PASSAGGIO CHIAVE

La consulenza genetica preimpianto non è una “normale” consulenza genetica. Si tratta di una valutazione altamente specialistica, che richiede competenze specifiche in genetica riproduttiva.

“Oltre all’analisi della malattia, questa consulenza valuta la fattibilità tecnica della PGT, lo stato di fertilità della coppia, la possibilità di affrontare stimolazione ovarica e gravidanza, eventuali controindicazioni cliniche. Per questo motivo è spesso multidisciplinare e coinvolge ginecologo, embriologo, altri specialisti d’organo e, quando necessario, lo psicologo. In questo contesto, il genetista svolge il ruolo di case manager, coordinando il percorso e aiutando la coppia a prendere decisioni informate.”

In alcuni centri PMA la consulenza genetica preimpianto è già parte integrante del percorso”, spiega Zuccarello. “In altri casi, le coppie devono rivolgersi ai servizi di genetica del territorio, verificando la presenza di professionisti con esperienza specifica in PGT. L’Ospedale San Bortolo di Vicenza è una delle pochissime strutture pubbliche ad offrire un servizio di consulenza genetica strutturato, completamente gratuito e accessibile tramite CUP (centro unico di prenotazione), con impegnativa fornita dal medico di medicina generale.”

L’Ambulatorio di Genetica Medica dell’Ospedale San Bortolo, diretto dalla Dr.ssa Daniela Zuccarello, offre infatti consulenze specialistiche per la valutazione del rischio genetico individuale e familiare, in presenza di malattie rare, sospette condizioni ereditarie o quadri oncologici familiari. La struttura esegue test citogenetici e di genetica molecolare su indicazione clinica e fornisce supporto nei percorsi di diagnosi prenatale e preimpianto, nelle situazioni che richiedono consulenza riproduttiva. È prevista inoltre la presa in carico di bambini e adulti con sospette patologie genetiche o malformazioni congenite, attraverso un approccio multidisciplinare e un follow-up dedicato (clicca qui per ulteriori informazioni). 

COME FUNZIONA IL PERCORSO DI PMA CON PGT?

Per alcune tipologie di PGT (PGT-SR e PGT-A), dopo la consulenza genetica in cui viene stabilita idoneità e fattibilità, è possibile accedere direttamente al percorso di PMA.

Nel caso della PGT-M – prosegue Zuccarello – è invece necessario un passaggio preliminare chiamato setup: una fase di preparazione della diagnostica personalizzata, basata sul DNA della coppia e, quando indicato, di alcuni familiari. Il setup dura in media circa due mesi. Solo dopo aver verificato sensibilità e accuratezza del test si procede con la PMA vera e propria: stimolazione ovarica, fecondazione, coltura degli embrioni fino allo stadio di blastocisti, biopsia embrionaria e analisi genetica. Gli embrioni risultati non affetti vengono poi trasferiti, secondo modalità concordate con il ginecologo, in base alle condizioni cliniche della donna. La gravidanza che segue è, a tutti gli effetti, una gravidanza fisiologica.”

Come si sceglie dunque il centro di PMA? “La scelta del centro è un passaggio cruciale. Non tutti i centri che fanno PMA eseguono la PGT e non tutti accettano tutte le patologie. È importante verificare, che il centro esegua il tipo di PGT necessario, che accetti la specifica condizione genetica, che disponga di un’équipe multidisciplinare (ginecologo, embriologo, andrologo, genetista e psicologo). Infine è bene verificare l’esperienza del centro in termini di casi seguiti, diagnosi preimpianto effettuate e percentuale di successo.” Un primo strumento di orientamento è il sito nidoitalia.it, che consente di individuare i centri per regione e le tecniche offerte.

Hai altre domande? Scarica la pubblicazione gratuita “La PGT in Italia. Domande e risposte sulla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici o affette da malattie rare e genetiche”.

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