Oltre 72 milioni di euro destinati alle persone con disabilità grave: la retroattività obbliga le Regioni a rivedere i progetti già avviati
Con la Delibera del Consiglio dei ministri del 4 dicembre 2025 (GU Serie Generale n. 284 del 6 dicembre 2025) è stato autorizzato il decreto di ripartizione del Fondo “Dopo di Noi” per il triennio 2024‑2026. La novità è l’introduzione di criteri sperimentali di distribuzione, elaborati dal tavolo tecnico istituito nel 2023, che mirano a rendere più equa la ripartizione delle risorse tra i territori.
COS’È IL FONDO “DOPO DI NOI”
Il Fondo “Dopo di Noi”, istituito dalla legge 112 del 2016, nasce per garantire alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare un futuro di autonomia e protezione. Ogni anno la legge di bilancio stabilisce la dotazione complessiva, mentre un decreto successivo ne definisce la ripartizione tra le Regioni.
Il Fondo finanzia interventi cruciali: case famiglia, soluzioni di co‑housing, appartamenti protetti, programmi di accompagnamento verso la vita indipendente e misure di sostegno personalizzato. Non è quindi soltanto un capitolo di bilancio, ma uno strumento che incide direttamente sulla quotidianità delle persone con disabilità grave e delle loro famiglie, offrendo la certezza che i percorsi di autonomia possano continuare anche “dopo di noi”.
In attesa della ripartizione definitiva, le amministrazioni regionali possono avviare i progetti sulla base di anticipazioni calcolati con i criteri storici, sapendo che le cifre saranno poi consolidate e, se necessario, corrette. Questo meccanismo consente di non bloccare i servizi, ma comporta aggiustamenti a posteriori.
LA SPERIMENTAZIONE RETROATTIVA
È su questo terreno di anticipazioni e correzioni che il Governo ha deciso di intervenire, scegliendo di applicare i nuovi criteri già alle annualità 2024 e 2025, pur approvando il decreto solo a fine 2025. Non si tratta di “cambiare il passato”, ma di ricalcolare con parametri diversi la quota spettante a ciascuna Regione, imponendo un adeguamento dei rendiconti.
Le Regioni hanno potuto avviare i progetti sulla base di anticipazioni calcolate con i vecchi criteri, ma ora dovranno correggere i bilanci. Se la quota definitiva risulta inferiore, la differenza sarà compensata nelle annualità successive; se superiore, riceveranno un’integrazione. Questo meccanismo consente di testare subito i nuovi criteri, senza attendere il 2026, ma apre inevitabilmente un fronte di tensione con le amministrazioni che si trovano a rivedere progetti già avviati.
SPESA REGIONALE E CORREZIONI
Il decreto non premia chi ha speso di meno: le somme non utilizzate non restano automaticamente a disposizione, ma vengono valutate in sede di monitoraggio nazionale. La sperimentazione serve proprio a evitare squilibri: se una Regione ha impegnato meno risorse, la sua quota futura potrà essere ridotta, mentre altre con maggiore fabbisogno potranno ricevere di più.
In questo modo il Fondo diventa anche uno strumento di riequilibrio: non solo distribuisce risorse, ma orienta le Regioni a programmare interventi più aderenti ai bisogni reali, scoraggiando la sottoutilizzazione dei fondi e spingendo verso una maggiore responsabilità nella pianificazione.
I RISVOLTI PER IL CITTADINO
Per le famiglie e per le persone con disabilità grave, il decreto rappresenta al tempo stesso una promessa e una fonte di incertezza. Da un lato introduce criteri di ripartizione più trasparenti, che non si basano soltanto su parametri storici ma cercano di misurare la platea reale dei beneficiari, offrendo la prospettiva di una distribuzione più equa delle risorse. Dall’altro, però, la retroattività obbliga le Regioni a rivedere i progetti già avviati e i bilanci approvati, con il rischio che alcune iniziative vengano ridimensionate o subiscano ritardi.
In pratica, chi attende un posto in una casa famiglia, chi ha intrapreso un percorso di co‑housing o chi sta costruendo la propria autonomia abitativa potrebbe trovarsi di fronte a ricalcoli che incidono sulla continuità dei servizi. La sperimentazione apre quindi una fase di transizione delicata: le famiglie devono seguire con attenzione l’evoluzione dei progetti, consapevoli che la nuova logica di ripartizione mira a correggere squilibri ma può comportare tempi più lunghi e aggiustamenti non sempre indolori.
Il decreto segna l’avvio di un triennio di sperimentazione che sarà decisivo per valutare l’efficacia dei nuovi criteri. Nei prossimi anni il confronto tra Governo e Regioni dovrà dimostrare se questo modello è davvero in grado di garantire stabilità e al tempo stesso innovazione, trasformando il Fondo “Dopo di Noi” in uno strumento più aderente ai bisogni delle persone e capace di accompagnarle verso un futuro di maggiore sicurezza e autonomia.










Seguici sui Social