L’on. Malavasi chiede al Ministro della Salute interventi concreti su una patologia vascolare che colpisce soprattutto le donne tra i 30 e i 60 anni, restando spesso non diagnosticata
La displasia fibromuscolare (FMD) torna all’attenzione del mondo politico con l’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro della Salute dall’onorevole Ilenia Malavasi (PD). Nell’interrogazione, depositata lo scorso 25 marzo alla Camera dei Deputati, la parlamentare sollecita interventi concreti su una patologia che, nonostante una prevalenza stimata tra il 3 e il 4% nella popolazione generale, rimane ancora largamente sottodiagnosticata.
CHE COS’È LA DISPLASIA FIBROMUSCOLARE
La FMD è una malattia che interessa la parete delle arterie di grosso e medio calibro, differente sia dall’aterosclerosi che dalle condizioni infiammatorie dei vasi (note come vasculiti). Colpisce nel 90% dei casi donne tra i 30 e i 60 anni, rimanendo spesso non diagnosticata. Può interessare potenzialmente qualsiasi arteria dell’organismo e manifestarsi, nello stesso individuo, in forma localizzata o multivasale, coinvolgendo uno o più distretti. Le arterie più frequentemente interessate sono quelle renali, le arterie del collo a destinazione cerebrale e, in misura minore, le coronarie. Aneurismi e dissecazioni possono frequentemente verificarsi in queste sedi provocando complicanze come ictus, infarto renale o infarto del miocardio.
IL NODO DELLA DIAGNOSI DELLA FMD
Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguarda la difficoltà diagnostica. La displasia fibromuscolare viene spesso scoperta casualmente, nel corso di accertamenti eseguiti per tutt’altri motivi. Questo determina ritardi nel percorso terapeutico, con possibili ripercussioni sul decorso clinico e sulla qualità di vita. A complicare il quadro, l’impatto psicologico della malattia: specie nei pazienti più giovani, eventi acuti possono generare ansia e timore di recidive, rendendo necessario un adeguato supporto anche sotto il profilo emotivo.
NIENTE CODICE DI ESENZIONE
Attualmente, la FMD non dispone di un codice identificativo di patologia ai fini dell’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. Una lacuna che, secondo quanto rilevato nell’interrogazione, può tradursi in ostacoli concreti nell’accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche, con ricadute sull’aderenza ai percorsi di cura.
LA RICHIESTA AL MINISTRO SCHILLACI
L’interrogazione pone al Ministro della Salute due quesiti precisi. Il primo: quali iniziative intenda adottare per garantire ai pazienti con FMD l’accesso a percorsi di presa in carico dedicati, con il coinvolgimento di specialisti esperti. Il secondo: se ritenga opportuno introdurre un codice di esenzione specifico per la patologia, al fine di assicurare un accesso più strutturato ed equo alle cure.










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