L’intelligenza artificiale non è solo algoritmi e tecnologia avanzata. È anche un’opportunità concreta per rendere la società più equa e migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità
Negli ultimi anni il dibattito su come il digitale possa diventare uno strumento concreto per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità è sempre più acceso. L’obiettivo è ambizioso e passa dalla rimozione delle barriere non solo fisiche, ma anche cognitive e sociali e guarda con sempre più interesse all’intelligenza artificiale (IA). È il 37° Rapporto Eurispes a raccontare attraverso i dati come l’IA si sta rivelando una risorsa preziosa per l’integrazione nel mondo della formazione, del lavoro e nella vita quotidiana.
DISABILITÀ IN ITALIA: QUALCHE NUMERO PER CAPIRE
Secondo l’Istat, nel 2019 le persone con disabilità in Italia erano oltre 3,1 milioni, in gran parte anziani: ben il 22% degli over 75, con un’incidenza maggiore in Umbria e Sardegna.
A scuola, invece, gli alunni con disabilità sono quasi 338mila, pari al 4,1% del totale degli iscritti. I disturbi dello sviluppo psicologico sono i più frequenti nella scuola dell’infanzia (56,8%) e nella primaria (35,9%), mentre nella scuola secondaria di primo grado prevalgono le disabilità intellettive (41,9%).
L’inclusività scolastica presenta ancora forti disuguaglianze territoriali. Al Nord il 44% delle scuole è privo di barriere architettoniche, con punte del 74% in Valle d’Aosta, mentre al Sud la percentuale scende al 36%. Tra gli ostacoli più comuni: la mancanza di ascensori (50%), bagni a norma (26%) e rampe interne (24%). Ancora più critico l’accesso per chi ha disabilità sensoriali: solo il 17% delle scuole è dotato di strumenti adeguati, e appena l’1,2% è attrezzato per cecità e ipovisione.
TECNOLOGIA E SCUOLA: A CHE PUNTO SIAMO
I dati Istat relativi all’anno scolastico 2022-2023 mostrano che il 17,8% degli alunni con disabilità necessita di software per il potenziamento delle abilità di base, il 14,6% di sistemi per la lettura e lo studio e l’11% di dispositivi multimediali personalizzati. Tra gli strumenti più utilizzati: apparecchi informatici e multimediali (41%) e software didattici (31%).
Nella primaria sono più diffusi i facilitatori della comunicazione (18%), mentre nei gradi successivi aumentano i sistemi per la lettura e lo studio (21% nella secondaria di primo grado, 18% in quella di secondo grado).
Le regioni più avanti in termini di dotazioni scolastiche? Emilia-Romagna e Provincia autonoma di Trento (81%), seguite da Umbria, Puglia, Toscana e Piemonte, tutte con percentuali superiori al 75%. Il Centro Italia è la parte del Paese più attrezzata (52% degli istituti), seguito da Nord (47,6%) e Sud (45,3%).
IA E LAVORO: UN'OPPORTUNITÀ IN PIÙ PER L'INCLUSIONE
Secondo una ricerca Randstad del 2024, il 53% dei lavoratori con disabilità ritiene che l’IA possa aiutarle nello svolgimento delle proprie mansioni. Circa la metà (51%) ha già percepito miglioramenti in termini di accessibilità e il 63% la utilizza almeno una volta alla settimana (contro il 37% del campione senza disabilità). Le applicazioni più frequenti includono: supporto nella risoluzione di problemi operativi (62%), redazione di curriculum e lettere di presentazione (59%), attività di back office (56%).
Del resto le potenzialità dell’IA sono tante: dalla computer vision, che simula la vista umana, alle applicazioni di riconoscimento vocale, fino alle tecnologie in grado di tradurre in tempo reale il linguaggio dei segni in testo e voce. Senza dimenticare i veicoli a guida autonoma, che potrebbero rivoluzionare la mobilità personale.
A scuola, l’IA può facilitare la creazione di materiali didattici personalizzati, tarati sul livello di apprendimento di ciascun alunno. Uno strumento prezioso per costruire una didattica davvero inclusiva.
INCLUSIONE: LA TECNOLOGIA NON BASTA
Ma se da un lato la tecnologia rappresenta una leva potente, dall’altro non è sufficiente da sola. Per realizzare una società veramente inclusiva è necessario agire anche sulla consapevolezza culturale e sulla sensibilità collettiva. L’IA può essere una valida compagna di strada, ma resta indispensabile un cambiamento culturale profondo del modo in cui la disabilità è percepita e affrontata dalla comunità. Perché una scuola o un luogo di lavoro davvero accessibili non sono solo quelli con più tecnologia, ma quelli dove ogni persona può sentirsi pienamente parte del tutto.










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