ROMA – L’Italia è stata uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto fino alla fine degli anni ’80. Nonostante l’uso dell’amianto sia stato completamente bandito nel 1992, l’Italia sopporta oggi le conseguenze dei livelli di esposizione cui ha dato luogo l’uso intenso del materiale dal secondo dopoguerra, nei settori della produzione industriale di manufatti in cemento-amianto, di manufatti tessili contenenti amianto, della cantieristica navale, della riparazione e demolizione di rotabili ferroviari e dell’edilizia.

Fino al divieto nel 1992, l’Italia ha prodotto e importato una grande quantità di amianto grezzo, con un picco – nel periodo tra il 1976 e il 1980 – di circa 160 000 tonnellate l’anno. Dal 2002 è attivo il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), un sistema di sorveglianza sull’incidenza di questo tumore maligno, che opera attraverso una struttura regionale.

Il Centro Operativo Regionale (COR) ricerca attivamente e definisce i casi di esposizione all’amianto sulla base di linee guida nazionali. Le caratteristiche diagnostiche e demografiche nei casi di esposizione non professionale vengono analizzate, descritte e confrontate con i casi di individui professionalmente esposti. I risultati di questa indagine sono stati pubblicati sulla rivista Occupational and Environmental Medicine.

I tassi di incidenza standardizzati per il mesotelioma pleurico nel 2008 erano rispettivamente di 3,84 su 100.000 per gli uomini e di 1,45 per le donne. Tra i 15.845 casi di mesotelioma registrati tra il 1993 e il 2008, l’esposizione alle fibre di amianto è stata studiata per 12.065 persone (il 76,1%), identificando 530 persone (il 4,4%) con un’esposizione di tipo familiare (hanno vissuto con un convivente professionalmente esposto), 514 persone (il 4,3%) con un’esposizione ambientale all’amianto (vivevano in prossimità di fonti di inquinamento da amianto e non sono mai stati professionalmente esposti) e 188 persone (l’1,6%) esposte attraverso gli hobby o a altre attività legate al tempo libero.

Focolai di casi dovuti a esposizione ambientale sono legati principalmente alla presenza di impianti industriali in cemento-amianto (Casale Monferrato, Broni, Bari), ad attività di costruzione e riparazione navale (Monfalcone, Trieste, La Spezia, Genova) e a contaminazione del suolo (Biancavilla, in Sicilia).

L’inquinamento da amianto all’esterno del luogo di lavoro contribuisce in modo significativo al carico delle malattie legate all’amianto, suggerendo la necessità di prevenire le esposizioni e di discutere su come affrontare i diritti di risarcimento per i casi di mesotelioma maligno indotti da esposizione non professionale all’amianto.

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