Di questo passo, sostengono, anche i disabili saranno considerati solo come un peso

Roma - Che la sentenza del Tribunale di Cagliari sulla diagnosi pre impianto facesse discutere era scontato. Visto quanto la legge stessa che la vieta, la Legge 40, è sempre stata oggetto di una vera e propria guerra tra fonti opposti, non poteva essere altrimenti. E infatti puntuale arriva l’allarma lanciato dal centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma che non usa mezzi termini e in un comunicato parla apertamente di eugenetica.

“La sentenza del Tribunale di Cagliari che va nella linea di una legittimazione della diagnosi pre impianto, contro i divieti originari della legge 40 – si legge nella nota -  deve essere criticata da chi sia avvertito di che cosa realmente comporti: in assenza di possibilità di intervento terapeutico si riduce a essere uno strumento di selezione che porta all’eliminazione degli esseri umani allo stadio embrionale. Di fatto, pur nella sua cornice liberale, questa impostazione è eugenetica poiché nega il diritto alla tutela della vita, all’assistenza e alla cura di quanti, in condizioni prenatali, si trovano affetti da patologie”.
Secondo il Centro di Bioetica della Cattolica questa e simili sentenze non solo sarebbero una negazione dei diritti del bambino non ancora nato ma la via privilegiata per il diffondersi di una mentalità di ostilità nei confronti di tutti i malati, in modo particolare dei disabili.

“Non si può giustificare la diagnosi preimpianto in nome dell’amore per i figli – si legge ancora - perché significa sostenere che sia meglio non nascere che vivere con una patologia: una logica che di fatto si salda con il diffondersi di una mentalità che giudica soltanto come un peso le persone con disabilità anche nelle altre fasi della vita. L’ostilità della malattia si trasforma impropriamente in ostilità nei confronti dei malati. Ci si chiede se il welfare debba farsi complice di questa logica. Una sentenza giudiziaria avalla uno stravolgimento del significato della genitorialità che viene sganciato dal modello dell’accoglienza e della responsabilità e si trasforma in un progetto produttivo in cui la generazione è posta sotto l’insegna di una riserva mentale: la selezione, lo scarto, la scelta del sano. Su questo dobbiamo riflettere. Sacralizzare giuridicamente il diritto al figlio sano è cosa ben diversa dal desiderio della salute e significa semplicemente riconfermare il diritto dei più forti e degli adulti a scapito del più debole. Si infligge anche una ferita alla medicina e alla ricerca scientifica, che nell'eliminazione dell'essere umano affetto da patologia ha il suo fallimento”. 
Su questi argomenti – conclude la nota - non è possibile affidarsi soltanto al modello “emotivista” privilegiato da molti mezzi di comunicazione: sulla nascita si sta giocando in Italia una partita etico-politica che non può trovare la via breve di sentenze spesso autoreferenziali che con una decisione pretendono di chiudere ogni più ampio dibattito civile e parlamentare”.

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