Prof. Mauro Cancian
Prof. Mauro Cancian

Prof. Mauro Cancian: “Grazie ai progressi nelle terapie, i bambini affetti dalla malattia possono partecipare pienamente alla vita sociale, scolastica e sportiva. Fondamentale una diagnosi precoce”

“Sebbene la diagnosi di angioedema ereditario arrivi spesso solo in età adulta, nella maggior parte dei casi i primi sintomi compaiono già in età pediatrica o peripuberale”, esordisce il prof. Mauro Cancian, direttore dell’Unità Operativa di Allergologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova e presidente dell’Italian Network for Hereditary and Acquired Angioedema (ITACA). “Era quindi necessario che le linee guida sulla patologia – finora concentrate prevalentemente sui pazienti adulti – prendessero in considerazione anche le caratteristiche specifiche della popolazione più giovane”. Per questo motivo, un team internazionale di esperti, di cui ha fatto parte anche lo stesso prof. Cancian, ha recentemente elaborato una nuova serie di raccomandazioni, pubblicate sulla rivista Allergy, dedicate proprio alla diagnosi e alla gestione clinica dell’HAE nei pazienti pediatrici.

LA PATOLOGIA 

L’angioedema ereditario (HAE) è una malattia rara caratterizzata da episodi ricorrenti e imprevedibili di gonfiore (edema) che possono interessare diversi distretti dell’organismo, in particolare il tessuto sottocutaneo, il tratto gastrointestinale e le vie aeree superiori, con conseguenze potenzialmente pericolose per la vita.

Nella maggior parte dei casi la patologia è causata da un deficit o da una disfunzione dell’inibitore della C1 esterasi (C1-INH), una proteina che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione di diversi sistemi biologici: la sua alterazione determina un aumento della produzione di bradichinina, il principale responsabile dell’aumentata permeabilità vascolare che è alla base degli attacchi di HAE.

Soprattutto nei pazienti più giovani, le manifestazioni cliniche dell’HAE possono essere molto variabili e non sempre immediatamente riconducibili alla malattia. “Gli angioedemi sottocutanei, ad esempio, possono essere erroneamente confusi con manifestazioni allergiche, mentre le coliche addominali possono mimare, per severità e per parametri clinici, quello che noi chiamiamo un ‘addome acuto’”, spiega il prof. Cancian. “Questo aumenta il rischio che i pazienti vengano sottoposti a procedure mediche inappropriate”.

Proprio per evitare situazioni di questo tipo è fondamentale intercettare i pazienti il prima possibile”, sottolinea l’esperto. “Oggi abbiamo a disposizione terapie efficaci sia per la profilassi che per il trattamento degli attacchi: questo permette una gestione molto efficace della malattia e consente ai pazienti una vita quasi del tutto sovrapponibile a quella della popolazione generale”. Per questo motivo una diagnosi tempestiva rappresenta il primo vero passo nel percorso di cura.

LA DIAGNOSI DI HAE IN ETÀ PEDIATRICA

Uno dei messaggi chiave delle nuove linee guida dedicate ai pazienti pediatrici con angioedema ereditario riguarda proprio la diagnosi. Il documento raccomanda di considerare la possibile presenza di HAE ogni qualvolta il bambino presenti edemi ricorrenti non pruriginosi o episodi ripetuti di dolore addominale senza causa apparente, anche in assenza di una storia familiare della malattia. Questo perché nell’angioedema ereditario la familiarità, pur rappresentando un elemento importante, non è sempre presente. “Circa un quarto dei pazienti - ricorda Cancian - sviluppa la patologia a causa di una mutazione genetica de novo, ossia non ereditata. Si tratta di pazienti che diventano, di fatto, i capostipiti di una nuova linea familiare”.

Nei restanti casi - circa il 75% - la malattia è invece associata a una storia familiare positiva. Per questo motivo, le linee guida esortano a valutare tutti i consanguinei di primo grado dei pazienti diagnosticati, anche in assenza di sintomi conclamati. In particolare, nei bambini con familiarità per la malattia si suggerisce di eseguire alcune analisi riguardanti il sistema del complemento, come il dosaggio della proteina C4 e dell’inibitore della C1 esterasi (C1-INH). Nei neonati, tuttavia, i livelli di queste proteine possono essere fisiologicamente più bassi rispetto a quelli dell’adulto: perciò i risultati di questi test devono essere interpretati con cautela e, se necessario, confermati con controlli successivi o con un’analisi genica.

Lo screening genetico è invece sempre indispensabile nelle forme, ancor più rare, di angioedema ereditario con C1-INH normale, in cui la familiarità è sfumata e non sono disponibili biomarcatori diagnostici alternativi”, precisa il prof. Cancian.

NUOVE TERAPIE ANCHE PER I BAMBINI

Una volta posta la diagnosi HAE, le nuove linee guida forniscono indicazioni precise anche sulla gestione clinica dei pazienti pediatrici. Negli ultimi anni l’approccio all’angioedema ereditario è cambiato profondamente grazie alla disponibilità di opzioni terapeutiche innovative. Solo più recentemente, tuttavia, alcuni di questi farmaci sono stati approvati anche per l’età pediatrica, sia per il trattamento degli attacchi acuti sia per la loro prevenzione a lungo termine, con indicazioni differenti a seconda della fascia d’età.

Tra le strategie terapeutiche disponibili rientrano farmaci come il C1-inibitore plasmatico (pdC1-INH), che rimpiazza la proteina carente, e molecole che agiscono bloccando il mediatore finale dell’edema, la bradichinina, o gli enzimi coinvolti nella sua sintesi. Tra questi figurano l’antagonista del recettore della bradichinina icatibant, per il trattamento degli attacchi acuti, e due farmaci per la profilassi a lungo termine, l’anticorpo monoclonale lanadelumab e l’antagonista orale della callicreina berotralstat.

Sono in corso ricerche su nuove molecole e studi per estendere l’indicazione di alcuni farmaci per adulti anche all’età pediatrica”, aggiunge il prof. Cancian. “Le prospettive future sono quindi molto promettenti”.

MIGLIORARE LA QUALITÀ DI VITA DI PAZIENTI E FAMIGLIE

Un aspetto particolarmente enfatizzato nelle nuove raccomandazioni riguarda la qualità di vita dei giovani pazienti con HAE e delle loro famiglie. “L’impatto della malattia in età pediatrica non è soltanto fisico, ma anche psicologico e coinvolge inevitabilmente i caregiver - sottolinea il prof. Cancian - con conseguenze importanti sulla vita familiare e sull’organizzazione delle attività quotidiane”.

Per questa ragione, le linee guida raccomandano programmi di educazione sull’HAE rivolti non solo ai genitori ma anche agli insegnanti, agli educatori e agli allenatori sportivi, affinché sappiano riconoscere e gestire tempestivamente eventuali attacchi acuti della malattia.

“Grazie ai trattamenti oggi disponibili - conclude l’esperto - i bambini con angioedema ereditario possono partecipare pienamente alla vita sociale, scolastica e sportiva, purché sia loro garantito un adeguato accesso alle terapie”.

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