Pubblicato ieri su PLoS ONE uno studio condotto da ricercatori dell’ISS che fa luce sul meccanismo alla base degli effetti del CNF1 sul cervello e apre nuovi scenari nella lotta alle malattie rare

Si aprono nuovi possibili scenari nella lotta alla Sindrome di Rett, grave malattia del neurosviluppo per la quale non esiste a tutt’oggi una cura. È di ieri infatti la pubblicazione sulla rivista PLoS ONE di uno studio, condotto dai ricercatori dei Dipartimenti del Farmaco e di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità, in cui si evidenzia uno dei meccanismi alla base delle attività di una tossina prodotta dal batterio Escherichia coli (il CNF1) sulla plasticità del sistema nervoso.

“I risultati si sono rivelati incoraggianti – commenta il Presidente dell’ISS, professor Enrico Garaci – in quanto aprono la strada alla possibilità di un’applicazione terapeutica della tossina CNF1 nella sindrome di Rett ma anche in altre malattie rare con deficit cognitivi e motori. Gli studi più recenti hanno condotto alle prime dimostrazioni in vivo del ruolo di questa sostanza e hanno quindi una maggiore rilevanza translazionale”.

Nello studio pubblicato oggi su PLoS ONE si dimostra come il trattamento con il CNF1 di astrociti (cellule gliali da sempre considerate “ancelle” dei neuroni ma il cui ruolo nella funzionalità cerebrale si va progressivamente rivalutando) sia in grado di favorire la crescita in vitro dei neuroni coltivati al loro fianco nonché la formazione di sinapsi (sinaptogenesi).

L’azione a livello astrocitario del CNF1 costituisce una caratteristica importante di questa molecola proteica, poiché la rende un prezioso strumento nella messa a punto di terapie mirate non solo per la sindrome di Rett ma anche per tutte quelle caratterizzate da anomalie astrocitarie. Come nel caso di altre sostanze prodotte da specie microbiche (si pensi ad esempio alla neurotossina botulinica, la cui applicazione spazia dalla cosmesi alla patologia muscolare e al trattamento delle patologie algiche), la tossina di Escherichia coli conferma dunque che l’azione a livello cellulare di prodotti naturali quali le tossine di origine batterica può avere ricadute molto importanti in campo medico.

“Il proseguimento della ricerca – spiega la dottoressa Carla Fiorentini, coordinatrice del gruppo multidisciplinare in ISS che studia il CNF1 - prevede lo studio degli effetti di questa tossina su altri modelli animali, sia di patologie neurodegenerative, quali l’Alzheimer, sia di alterazioni del neurosviluppo, associate a disabilità intellettiva e/o motoria. Obiettivo cruciale e finale dei nostri studi è ovviamente l’avvio della sperimentazione nell’uomo. Quest’ultimo punto richiede la sintesi del CNF1 secondo le Good Manufacturing Practice e lo svolgimento delle varie procedure necessarie per la richiesta di autorizzazione di uno studio di fase I del prodotto da parte di Laboratori accreditati”.

Lo studio conferma il ruolo-chiave della tossina, già emerso in un lavoro pubblicato poche settimane fa su Neuropsychopharmacology: in questo caso i ricercatori ISS hanno dimostrato come in topi transgenici, modello per la Sindrome di Rett, la tossina riesca a combattere le alterazioni a livello degli astrociti così come i problemi cognitivi e i deficit di coordinazione motoria tipici della patologia.

Per approfondimenti, si veda la sezione Primo Piano del sito www.iss.it.

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