Globuli rossi

Il documento scientifico prevede l’inserimento in Categoria 1 dei pazienti con anemie aplastiche, EPN, emoglobinopatie, anemia emolitica autoimmune, porpora trombocitopenica e microangiopatie trombotiche

Il 20 Aprile 2021 la Società Italiana di Ematologia (SIE) e il Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo (GITMO) hanno reso note le proprie indicazioni ufficiali circa la priorità vaccinale da attribuire ai pazienti con malattie ematologiche e/o sottoposti a trapianto di cellule staminali.

Per quanto riguarda le patologie oncologiche le Raccomandazioni nazionali sono chiare e i pazienti hanno di fatto già ottenuto la priorità vaccinale. Diversa è la situazione delle emopatie non oncologiche: spesso si tratta di patologie rare che non trovano esplicito riscontro nella Tabella 1 delle raccomandazioni vaccinali, né tantomento nell’elenco delle patologie rare prioritarie.

Fondamentale sono dunque queste raccomandazioni scientifiche, che esplicitano le emopatie non oncologiche che devono essere considerate prioritarie ai fini vaccinali: anemie aplastiche, EPN, emoglobinopatie, anemia emolitica autoimmune, porpora trombocitopenica e microangiopatie trombotiche.

Di seguito riassumiamo il contenuto del documento, disponibile in versione integrale a questo link.

CHI DEVE ESSERE VACCINATO – EMOPATIE NON ONCOLOGICHE

Il documento indica esplicitamente quali sono le categorie di pazienti con emopatie non oncologiche alle quali deve essere attribuita la priorità vaccinale. Ecco chi dovrebbe rientrare in Categoria 1 (estremamente vulnerabili) secondo le raccomandazioni della società scientifica.

- Pazienti con Anemia Aplastica Idiopatica ed altre forme di Anemia Aplastica/Insufficienza Midollare acquisita o congenita (per es. Anemia di Fanconi, Discheratosi Congenita, Sindrome di Kostmann, etc). Per i pazienti con Anemia Aplastica Idiopatica in trattamento immunosoppressivo con siero anti-linfocitario valgono le raccomandazioni effettuate per i pazienti trapiantati: la vaccinazione è consigliata a partire da 3 mesi dal trattamento col siero anti-linfocitario.

- Pazienti con Emoglobinuria Parossistica Notturna, ed in particolare per i pazienti in trattamento con farmaci anti-complemento. Nel caso di pazienti in terapia anti-complemento, la terapia anti-complemento non andrà sospesa o ritardata in caso di vaccinazione, in modo da prevenire eventuali crisi emolitiche associate alla possibile attivazione del complemento associata alla vaccinazionE.

- Pazienti affetti da talassemia, altre emoglobinopatie o altre patologie eritrocitarie congenite. Non vi sono raccomandazioni specifiche relativamente a possibile interferenza tra la vaccinazione ed eventuali terapie farmacologiche in atto.

- Pazienti con anemia emolitica autoimmune in trattamento immunosoppressivo per i quali la vaccinazione andrà effettuata appena possibile anche durante il periodo di somministrazione di tali terapie.

- Pazienti con porpora trombocitopenica immune in trattamento immunosoppressivo per i quali la vaccinazione andrà effettuata appena possibile anche durante il periodo di somministrazione di tali terapie. Per i pazienti trattati con farmaci con azione specifica verso i linfociti B (anticorpi anti CD20, rituximab), si applicano le precedenti considerazioni. Come descritto per altri vaccini, anche il vaccino per SARS CoV-2 può causare, raramente, il peggioramento o la recidiva della porpora trombocitopenica immune. Si ribadisce che il benefico atteso dalla vaccinazione per SARS CoV-2 risulta assai maggiore dei rischi legati alla recidiva, nella stragrande maggioranza dei pazienti affetti da porpora trombocitopenica immune. Può essere utile ottenere una conta piastrinica basale prima della vaccinazione ed una o più conte piastriniche dopo la vaccinazione, a giudizio dello specialista ematologo, sulla base della storia clinica del paziente.

- I pazienti con microangiopatie trombotiche per i quali, considerando l’acuzie della patologia, la tempistica della vaccinazione andrà valutata caso per caso. Per i pazienti con porpora trombotica trombocitopenica in trattamento immunosoppressivo la vaccinazione andrà effettuata appena possibile anche durante il periodo di somministrazione di tali terapie. Per i pazienti trattati con farmaci con azione specifica verso i linfociti B (anticorpi anti CD20, rituximab), si applicano le precedenti considerazioni. Per i pazienti con sindrome uremico emolitica in trattamento con farmaci anti-complemento la vaccinazione andrà effettuata appena possibile,senza modifiche del trattamento anti-complemento in corso.

 

QUALI VACCINI

I vaccini ad mRNA (attualmente approvati Pfizer-BioNTech per età uguale o superiore a 16 anni e Moderna per età uguale o superiore a 18 anni) sono da considerare di prima scelta e da preferire, se possibile e laddove vi sia la disponibilità, ai vaccini con vettori virali non replicanti (attualmente disponibile in Italia il vaccino AstraZeneca-Vaxzevria), specie nei soggetti di età inferiore a 60 anni.

QUANDO VACCINARE – PATOLOGIE ONCOLOGICHE E PAZIENTI SOTTOPOSTI A TERAPIA CELLULARE

Nei pazienti con emopatia oncologica si consiglia la vaccinazione preferibilmente all’esordio della malattia con ciclo vaccinale da completare, se possibile, almeno 2 settimane prima dell’inizio di una qualsiasi terapia immunosoppressiva o citoriduttiva. Tuttavia, la vaccinazione per SARS CoV-2 non dovrà rappresentare motivo per ritardare l’inizio della terapia nei casi di emopatia aggressiva che richieda trattamento urgente.

La vaccinazione è presumibilmente poco efficace, ma non controindicata, nei pazienti che sono già in trattamento con chemioterapia fortemente mielosoppressiva (per es. chemioterapia per leucemie acute) e nei pazienti in trattamento con farmaci con azione specifica verso i linfociti B [anticorpi anti CD20 (rituximab, obinutuzumab), anticorpi anti CD22 (inotuzumab), agenti bispecifici (blinatumumab), e CAR-T dirette verso CD19 o CD22]. Con l’attuale assenza di dati è molto difficile ipotizzare l’efficacia della vaccinazione per coloro che assumono cronicamente inibitori del BTK o idelalisib. Il rinvio della vaccinazione a 6 mesi dopo la sospensione di tali terapie potrebbe offrire una maggiore efficacia vaccinale.

Nei pazienti sottoposti a trattamenti con chemioterapia moderatamente mielosoppressiva, e trattamenti prolungati con steroidi, inibitori delle tirosinchinasi, agenti ipometilanti, inibitori del proteosoma, agenti immunomodulanti, la vaccinazione andrà effettuata appena possibile anche durante il periodo di somministrazione di tali terapie.

Nei pazienti > 16 anni sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali la vaccinazione è consigliata a partire da 3 mesi dal trapianto. La vaccinazione può essere procrastinata dopo 6 mesi dal trapianto con l’obiettivo di cogliere una fase immunologicamente più favorevole, e rinviata ulteriormente nei pazienti in trattamento immunosoppressivo per GVHD di grado III-IV e nei pazienti che hanno richiesto terapia con anticorpo anti CD-20.

Nei pazienti > 16 anni sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali la vaccinazione potrà essere praticata dopo tre mesi dal trapianto.

Nei pazienti che hanno ricevuto il vaccino prima del trapianto o CAR-T è presumibile che l’immunizzazione venga ridotta o persa dopo il trattamento. Pertanto, la somministrazione “off-label” di ulteriori somministrazioni di vaccino anti SARS CoV-2 andrà valutata sulla base dei dati di sicurezza disponibili e la persistenza o meno di una protezione anticorpale residua.

Per quanto riguarda i donatori di cellule staminali questi potranno essere vaccinati con qualunque vaccino anche a ridosso della donazione. E’ consigliato di attendere almeno 3-7 giorni dalla vaccinazione prima della stimolazione con G-CSF e della raccolta di cellule staminali onde evitare sovrapposizioni di effetti collaterali.

La vaccinazione per SARS CoV-2 è indicata anche nei soggetti che hanno già contratto COVID-19 in forma sintomatica o asintomatica.

Anche se non vi sono chiare controindicazioni alla co-somministrazione dei vaccini per COVID-19 con altri vaccini si consiglia di far intercorrere almeno 14 giorni prima o dopo il completo ciclo vaccinale prima di somministrare altri vaccini.

Nei pazienti con emopatie non oncologiche la vaccinazione è consigliata in base al rischio legato alla malattia di base ed al trattamento specifico; per i pazienti affetti da patologie acute (per es. Microangiopatia Trombotica) sarà opportuna una valutazione caso per caso da parte dello specialista.

Il documento ricorda inoltre che non esistono controindicazioni specifiche all’effettuazione dei vaccini contro SARS CoV-2 in soggetti con trombofilia, pregressa trombosi, e nelle donne che assumono estroprogestinici o portatrici di sistemi a rilascio vaginale. Non esistono indicazioni alla profilassi antitrombotica prima o dopo l’effettuazione del vaccino. Non vi è necessità di modificare la terapia anticoagulante/antiaggregante nel periodo perivaccinale se già assunta dal paziente per pregresse o concomitanti patologie. Non sono indicati esami della coagulazione nel periodo perivaccinale in pazienti asintomatici o soggetti non affetti da disturbi coagulativi.

Per i pazienti affetti da patologie non comprese tra quelle elencate sopra la vaccinazione è consigliata seguendo i criteri di priorità definiti per la popolazione generale (leggi qui per maggiori informazioni).

Il documento è consultabile integralmente qui.

Leggi anche “Malattie emorragiche congenite, una guida alla vaccinazione anti-COVIDeVaccino AstraZeneca, nessuna controindicazione per malattie trombotiche ed emorragiche”.

Per maggiori informazioni sulle vaccinazioni, regione per regione, clicca qui

 

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